ETÀ DI AUGUSTO (44 a.C.-14 d.C.)

[...] tra gli interventi più importanti operati da Augusto è da annoverare quello nel settore della cultura. Egli, che ricercava il consenso degli intellettuali alla sua politica, operò in modo che l'ideologia del principato divenisse patrimonio comune della classe intellettuale, la quale procedette, per lo più, in sintonia con le sue direttive. [...] Infatti Augusto garantì condizioni favorevoli per lo sviluppo delle lettere e permise a tutti di esprimere liberamente il proprio mondo culturale, filosofico e poetico, lasciando che le coscienze potessero formarsi e manisfestarsi in un clima connotato, per lo più, da libertà e spirito di tolleranza, soprattutto fino a quando a guidare il settore culturale fu Caio Clinio Mecenate e fino a quando fra costui e Augusto vi fu concordanza di vedute. [...]

Virgilio

Publio Virgilio Marone fu un peta latino (n. presso Mantova, ad Andes, forse l'od. Pietole, 70 a. C. - m. Brindisi 19 a. C.). Per la vastità della fama e l'influsso esercitato sulla cultura latina e occidentale, è il principe dei poeti di Roma. [...] Nelle Bucoliche sono trasfigurati in linguaggio poetico i precetti di vita proprî della filosofia epicurea ("vivi appartato", "vivi in segreto"), che spinsero il poeta a evadere dalla realtà dolorosa della vita sociale in un mondo individualistico, privo di bisogni e ambizioni, quale appunto quello dei suoi pastori. [...] Le Georgiche sono un poema complesso e organico, che esalta e descrive ogni aspetto dell'agricoltura e dell'amore per la terra, la coltivazione dei campi, la cultura degli alberi e particolarmente della vite [...]. Sappiamo dal poeta stesso che l'opera gli fu suggerita e quasi imposta da Mecenate, nel clima dell'illuminata restaurazione augustea dei tradizionali valori italici; ma naturalmente il più profondo e vero suggerimento nasceva nell'anima di Virgilio stesso, dal suo genio poetico e dalla sua storia spirituale, dalla comprensione immediata che egli ebbe dei bisogni, delle aspirazioni e delle tendenze più vive della sua epoca [...]. Con l'Eneide, Virgilio si riavvicinava alla poesia arcaica romana, gettando un ponte di là dalle esperienze neoteriche e lucreziane; ma nella sua opera le vicende presenti e le passate, la storia e la leggenda, la realtà e l'ideologia si fusero con procedimento poetico ben altrimenti complesso di quello dei suoi predecessori. [...]

TRECCANI  • Virgilio: vita

Durata 2'36

TRECCANI  • Le Bucoliche

Durata 4'17

TRECCANI  • Le Georgiche

Durata 4'44

TRECCANI  • Temi e Pensieri

Le Bucoliche e le Georgiche - Durata 11'19

TRECCANI  • Eneide

Durata 4'12

TRECCANI  • Temi e Pensieri

L'Eneide - Durata 10'26

Orazio

Quinto Oràzio Flacco fu un poeta latino (Venosa 65 a. C. - Roma 8 a. C.). Nacque da padre libertinus, come egli stesso dice, e fu educato a Roma, dove ebbe come primo maestro Orbilio; compiuti i vent'anni si recò ad Atene, a completare gli studî retorici. Prima o dopo questo viaggio fu forse in Campania, dove venne in contatto con il circolo epicureo di Filodemo, in cui compì l'esperienza filosofica che rimase fondamentale nella sua vita; e certamente subì anche l'influsso del poema dottrinale di Lucrezio. [...] È autore di Epodi, Odi, Satire ed Epistole. Gli Epodi e le Odi appartengono al genere lirico: sono scritti, cioè, nei metri della giambica (Epodi) e della lirica greca (Odi), già usati dai neoteri, ma condotti da Orazio a una regolarità di forme e a una perfezione che rimarranno poi classiche. Nelle odi prevalgono la strofe saffica e le varie strofe alcaiche, oltre le asclepiadee. Se Orazio cerca ispirazione direttamente nei lirici monodici dell'età classica (Archiloco, Saffo, Alceo, Anacreonte), risente però anche della nuova lirica alessandrina (Asclepiade) specialmente per l'estrema cura dell'espressione formale. Le Satire (propriamente Sermones) e le Epistole sono invece composizioni in esametri, metro che rimarrà quello proprio del genere. Orazio tratta l'esametro con libertà, spezzandone il ritmo epico e riconducendolo a una forma discorsiva, quasi di prosa, con raffinati procedimenti stilistici, rimasti insuperati. [...]

TRECCANI  • La vita di Orazio Flacco

Durata 6'30

TRECCANI  • Le opere di Orazio Flacco

Durata 9'07

TRECCANI  • Odi e Epodi

(Durata 13'01) — Gli Epòdi sono una raccolta di diciassette poesie composta dopo il 42-41 a.C. e pubblicata intorno al 30. Sono perciò compresi cronologicamente fra la guerra civile (battaglia di Filippi) e la definitiva affermazione di Augusto con la battaglia di Azio. Le Odi (Carmina) sono costituite da 103 poesie (scritte a partire dal 30 a.C.) raccolte in quattro libri. Il modello dell'opera è la grande poesia greca di età arcaica, soprattutto Alceo, Anacreonte, Saffo, Pindaro e i poeti dell'isola di Lesbo, con la ripresa di diversi tipi di componimento e di metri vari.

TRECCANI • Le satire

(Durata 6'40) — Satire (Saturae o Sermones, come le definisce l'autore) sono un'opera in due libri che comprendono 18 satire, scritte tra il 41 e il 30 a.C.: il I libro (10 satire) fu dedicato a Mecenate e pubblicato tra il 35 e il 33 a.C., mentre il II libro (8 satire) fu pubblicato nel 30 a.C. insieme agli Epodi.

library.weschool.com  • Orazio: poesia e saggezza di fronte alla precarietà della vita

Attraverso la sua vasta produzione poetica Orazio si pone come un moderno mediatore culturale, riuscendo a rielaborare temi e modelli della poesia greca sulla base della tradizione romana e riuscendo a influenzare profondamente quel processo che porterà Roma a ricoprire un ruolo predominante anche in ambito letterario.

Cornelio Gallo

Poeta latino (n. Forum Iulii, od. Fréjus, 69 a. C. - m. 26 a. C.). Fu con Ottaviano alla battaglia di Azio e come premio dell'opera prestata venne fatto prefetto d'Egitto; ma, esaltatosi per la sua fortuna, si permise un atteggiamento poco rispettoso verso Ottaviano, che lo deferì al senato come reo di sedizione e lo fece condannare. G. allora si uccise. Fu poeta alessandrineggiante, ammiratore di Euforione di Calcide di cui tradusse o ridusse degli epillî; amico di Partenio di Nicea, che gli dedicò le sue Passioni d'amore, e di Virgilio, che lo celebrò nella 6a egloga, gli dedicò la 10a e, secondo Servio, ne avrebbe fatto il panegirico alla fine delle Georgiche, sostituendolo poi con la favola di Orfeo. In 4 libri di elegie (Amores), di cui resta un solo verso, cantò col nome di Licorida la mima Citeride (nome d'arte della liberta Volumnia, che fu amante anche di Bruto e di Antonio).

Albio Tibullo

Fu un poeta latino (I sec. a. C.). Tra i grandi poeti dell'età cesariano-augustea e in particolare accanto ai due maggiori elegiaci, Catullo e Properzio, Tibullo si distingue per una sua vena, che a torto si considererebbe "minore". Fu artista di squisita sensibilità, di sentimenti delicati, amante della vita nascosta, fatta di serene gioie sensuali e di quiete, intime fantasie. Le elegie di Tibullo sono raccolte, assieme a composizioni di altri autori, nel Corpus Tibullianum. [...]

TRECCANI  • La vita di Tibullo

Durata 3'04

TRECCANI  • Le opere di Tibullo e Properzio

Durata 13'20

library.weschool.com  • L'elegia d'amore

L’elegia latina si sviluppa nell’età augustea come un genere nuovo e sostanzialmente indipendente dai modelli greci. La sua novità consiste nella specializzazione quasi esclusiva sul tema dell’amore, che negli elegiaci, Tibullo e Properzio in primo luogo, è rappresentato come regolato da un codice di comportamento proprio, in aperto contrasto con l’universo dei valori tradizionali della società romana...

Sesto Properzio

Poeta latino (n. intorno al 47 a. C. - m. intorno al 14 a. C.), uno dei maggiori elegiaci dell'età augustea. Protetto di Mecenate, fu uno dei maggiori poeti elegiaci dell'età augustea, ammiratore di Virgilio e amico di Ovidio. Di lui ci sono giunti tutti i 4 libri di elegie pubblicati tra il 28 e il 14 a.C., ispirati agli elegiaci del primo ellenismo. Particolarmente significativo è il primo libro, di carattere amoroso, dedicato alla figura dell'amata Cinzia. [...]

TRECCANI  • La vita di Properzio

Durata 4'15

TRECCANI  • Le opere di Tibullo e Properzio

Durata 13'20 - (Questo contenuto è presente anche sotto la voce TIBULLO)

library.weschool.com  • L'elegia d'amore

L’elegia latina si sviluppa nell’età augustea come un genere nuovo e sostanzialmente indipendente dai modelli greci. La sua novità consiste nella specializzazione quasi esclusiva sul tema dell’amore, che negli elegiaci, Tibullo e Properzio in primo luogo, è rappresentato come regolato da un codice di comportamento proprio, in aperto contrasto con l’universo dei valori tradizionali della società romana...
(Questo contenuto è presente anche sotto la voce TIBULLO)

Ovidio

Publio Ovidio Nasone fu un poeta latino (Sulmona 43 a. C. - Tomi, sul Mar Nero, 17 d. C.). Venuto giovanissimo a Roma, vi studiò retorica, ma passò presto alla poesia. Fu a contatto con i maggiori letterati e poeti del suo tempo, come Messalla, Cornelio Gallo, Properzio, Orazio, e frequentò la corte di Augusto, conducendo vita brillante. Esercitò magistrature minori, dopo un viaggio d'istruzione in Grecia, Egitto e Asia, e una permanenza in Sicilia; a Roma, in pochi anni, contrasse tre matrimonî, dei quali solo il terzo fu lungo e felice. Nel frattempo, già dai primi anni, nel circolo di Messalla, aveva composto una tragedia, Medea, assai lodata nell'antichità, e aveva cominciato a comporre un canzoniere amoroso in distici elegiaci, che pubblicò nel 14 a. C. in cinque libri e poi, rimaneggiato in tre libri, pochi anni dopo: gli Amores. A questa raccolta di poesie leggere e galanti seguirono le Heroides (titolo originale, forse, Epistulae), fittizie lettere scritte da eroine celebri della mitologia ai loro amanti, probabilmente rimaneggiate ed edite più volte, e l'Ars amatoria (v.), pubblicata in due riprese nei primi anni dell'era volgare. Con quest'ultima O. diventò il beniamino di tutta la società raffinata di Roma. Come completamento dell'Ars, seguirono poi i Remedia amoris (poemetto in 40 distici) e il De medicamine faciei (carme in distici sui cosmetici, di cui ci resta un centinaio di versi). Intorno al 3 d. C. O. si dedicò alla composizione di opere di più vasto respiro: le Metamorfosi e i Fasti. [...]

TRECCANI  • La vita di Ovidio

Durata 2'11

TRECCANI  • Le opere di Ovidio

Durata 13'20 — Tra le opere giovanili di Ovidio si annoverano: Amores (49 carmi che narrano la storia d'amore per una donna chiamata Corinna); Medea (tragedia a noi non pervenuta, ma lodata dai contemporanei); Heroides 21 lettere che Ovidio immagina scritte da donne famose ai loro amanti; Ars amatoria considerato un «capolavoro della poesia erotica latina» (Marchesi); Medicamina faciei femineae operetta sui cosmetici delle donne; Remedia amoris (400 distici elegiaci per resistere all'amore o liberarsene).
Tuttavia Ovidio è ricordato soprattutto per le Metamorfosi in 15 libri di esametri: contiene più di 250 miti di trasformazioni, dal Caos all'apoteosi di Cesare e Augusto. [...]

it.wikipedia.org
library.weschool.com  • L'elegia d'amore

L’elegia latina si sviluppa nell’età augustea come un genere nuovo e sostanzialmente indipendente dai modelli greci. La sua novità consiste nella specializzazione quasi esclusiva sul tema dell’amore, che negli elegiaci, Tibullo e Properzio in primo luogo, è rappresentato come regolato da un codice di comportamento proprio, in aperto contrasto con l’universo dei valori tradizionali della società romana...
(Questo contenuto è presente anche sotto la voce TIBULLO)

Livio

Tito Livio fu uno dei più importanti storici latini e, assieme a Orazio e Virgilio, uno dei maggiori rappresentanti dell’età d’oro della letteratura latina. L’opera di Livio è preziosa e insostituibile per la conoscenza delle vicende storiche della fase repubblicana della storia di Roma. Nato a Padova nel 59 a.C. e lì morto nel 17 d.C., Tito Livio è autore di una monumentale Storia di Roma dalla sua fondazione (il titolo latino è Ab Urbe condita libri), composta di ben 142 libri, oggi in gran parte perduti. Si sono conservati solamente i libri 1-10 e 21-45, ma è possibile avere una buona idea della struttura generale dell’opera dai sommari (periochae) che ci sono pervenuti.
I due blocchi di libri che si sono conservati riguardano le origini e la storia più arcaica di Roma: i primi dieci libri, o prima deca, raccontano i fatti che vanno dalla mitica fondazione di Roma a opera di Romolo (753 a.C.) fino all’anno 293 a.C., mentre la terza decade (libri 21-30) è incentrata sugli eventi della seconda guerra punica (Cartagine), dal suo scoppio – con la violazione del trattato di pace da parte di Annibale (218 a.C.) – fino al definitivo trionfo di Scipione l’Africano (202 a.C.). I libri seguenti (libri 31-45, incompleti) si concentrano sulle vicende orientali, in particolare sulla progressiva conquista da parte di Roma della Macedonia, della Grecia e delle altre potenze ellenistiche, fino alla battaglia di Pidna (168 a.C.) [...]

TRECCANI  • La vita di Tito Livio

Durata 4'29

TRECCANI  • Ab Urbe condita libri di Tito Livio

Durata 11'38 — Autore di una storia di Roma dalla fondazione della città (Ab Urbe condita libri) alla morte di Druso (9 a.C.). Di questa vasta trattazione in forma annalistica sono giunti a noi i libri I-X (dal 754-53 al 293 a.C.) e XXI-XLV (dal 218 al 167 a.C.) oltre a numerosi frammenti (come quello del libro XCI, su Sertorio, conservato in un palinsesto, e quelli del libro CXX, sulla morte e la figura di Cicerone, conservati da Seneca il Vecchio), cioè circa un quarto dell’opera che, come ci informano i sommari (periochae) compilati nei secc. III-IV d.C., era costituita di 142 libri. [...] —www.treccani.it

   library.weschool.com  • Ab urbe condita: prefazione, traduzione e analisi

Ad eccezione di pochi lavori giovanili perduti, Tito Livio (59 a.C. - 17 d.C.) dedicò l’intera vita alla composizione di un’unica monumentale opera storiografica che mirava a raccontare l’intera storia di Roma dalla sua fondazione fino alla contemporaneità: i manoscritti la tramandano con il nome di Ab urbe condita libri, ma Livio la chiamava Libri oppure Annales. L’opera infatti riprendeva il tradizionale schema annalistico della storiografia romana (secondo un modello in parte ripreso, ad esempio da Tacito nei suoi Annales) e raccontava quindi le vicende di Roma anno per anno [...]

RIFERIMENTI INCROCIATI

CFR. "Discorsi sopra la prima deca di Tito Livio" di Niccolò Machiavelli

ETÀ GIULIO CLAUDIA (14-68 d.C.)

[...] fu sotto gli imperatori della dinastia giulio-claudia che venne a determinarsi una situazione per molti aspetti nuova. Certo, gli inizi dell'età di Nerone fecero sperare in una ripresa del rapporto tra imperatore e intellettuali, ma fu una breve stagione, dovuta all'influsso esercitato da Seneca sul principe. Per il resto gli imperatori [di quest'epoca...] trascurarono di stabilire, o ristabilire, un rapporto fecondo con artisti e intellettuali, instaurarono un clima torbido di sospetti e di censure, trasformarno l'impero in un potere sempre più monocratico. Questi processi ingenerarono nella coscienza degli intellettuali turbamenti, paure, insicurezze che ne condizionarono la scrittura determinando lo sfaldamento delle forme del «classicismo» augusteo [...] (crisi del classicismo) [...] [Quella letteratura mutevole, nelle forme e nel contenuto sperimentata da Ovidio arriverà a compimento proprio sotto gli imperatori giulio-claudii] fino a determinare una nuova letteratura [...] [che porta a compimento] un processo di disgregazione delle forme. E così poeti e letterati danno ascolto alle "voci di dentro", al senso del precario, dell'instabile, del relativo che essi avvertono nel profondo della loro coscienza. [...]

Seneca il vecchio

Lucio Anneo Seneca (detto il Vecchio o il Retore) fu un retore e storico latino (n. Cordova metà del sec. I a.C.- m. 37 d.C. ca.). Recatosi in gioventù a Roma, manifestò subito la sua inclinazione agli studi retorici, sebbene non abbia mai esercitato la professione di oratore. Tornato a Roma in età matura, vi rimase fino alla morte, frequentando gli oratori celebri e attendendo alla stesura di una opera storica, ora perduta, che trattava la storia romana dalla fine delle guerre civili ai suoi tempi (almeno fino alla morte di Tiberio). Negli ultimi anni scrisse un’opera sulle forme della retorica del suo tempo, nota come Oratorum et rhetorum sententiae divisiones colores e composta di due parti: un’ampia raccolta, in dieci libri, di argomenti e brani di orazioni, soprattutto riguardanti cause civili, con prefazioni originali a ogni libro, intitolata Controversiae (non ci sono pervenuti i libri 3°-6° e 8°), e un’altra, in un libro di declamationes d’argomento storico o mitologico, intitolata Suasoriae (ne manca l’inizio); in essa Seneca il vecchio giudicava Cicerone il più grande oratore romano. Le opere di Seneca, con gli argomenti fittizi e immaginari trattati, sono la dimostrazione evidente che l’età della grande retorica romana è tramontata: solo nella libera repubblica infatti poteva fiorire una forte, solenne e vitale oratoria.

TRECCANI  • Suasorie, Controversiae, Colores

Durata 2'34

Manilio

LA POESIA DIDASCALICA

Marco Manìlio fu un poeta latino (sec. I a. C. - I d. C.), di cui non si conosce né la patria né la vita, autore di un poema Astronomica, interrotto al 5º libro, la cui cronologia si può fissare sulla base di riferimenti alla battaglia di Teutoburgo (9 d. C.), ad Augusto e, probabilmente, a Tiberio. Il titolo conviene solo al primo libro, di cosmologia e cosmogonia; il resto è astrologico. Manilio ritiene la vita umana predestinata, secondo gli stoici, e dipendente dai movimenti degli astri. Egli si vanta di trattare per primo materia nuova per i Romani, ma si valse, come si ammette modernamente (e la ricerca delle sue fonti è stata oggetto di molti studî), delle opere di Posidonio, dei Fenomeni di Arato e, per la parte astrologica, dell'opera di Asclepiade di Mirlea, di Nechepso e di Petosiride. Formalmente Manilio imita Lucrezio, specialmente nel proemio ai singoli libri, pur essendo all'opposto della dottrina epicurea; frequenti sono le imitazioni virgiliane, ma Manilio resta molto inferiore a Lucrezio e a Virgilio, non riuscendo a padroneggiare poeticamente l'arida materia. Il poema di Manilio fu dagli antichi ammirato (pur se il nome dell'autore non si trova ricordato presso gli scrittori): nel sec. 4º Firmico Materno ne riprodusse il 5º libro nell'8º dei suoi Matheseos libri: rimase poi quasi sconosciuto finché nel sec. 15º fu riscoperto, studiato e diffuso.

Germanico

LA POESIA DIDASCALICA

Giulio Cesare Germanico figlio (Roma 15 a. C. - Antiochia 19 d. C.) di Druso Maggiore e di Antonia Minore; adottato da Tiberio (4 d. C.), sposò Agrippina Maggiore. Alla morte di Augusto si trovava in Gallia per un censimento, e dovette accorrere sul Reno a sedare una sollevazione dei legionarî; iniziò quindi una serie di spedizioni in Germania (14-16 d. C.) per riscattare la sconfitta di Varo e liberare l'Impero dal pericolo costituito da Arminio. Non colse decisivi successi, soprattutto per difficoltà logistiche: comunque quando nel 16 fu richiamato, il provvedimento si attribuì all'invidia di Tiberio per la popolarità di Germanico. Fu quindi inviato con poteri straordinarî in Oriente, dove attuò importanti provvedimenti; si urtò tuttavia con Calpurnio Pisone, proconsole della Siria, sì che, quando G. morì, Pisone fu accusato di veneficio ma poi assolto. La Tavola Ebana attesta gli onori eroici tributatigli, nel dicembre del 19, poco dopo la sua morte [...]. Fu oratore e scrittore: restano di lui gli Aratea, libera versione dei Fenomeni di Arato (il titolo tràdito è Claudi Caesaris Arati Phaenomena), in 725 esametri, e frammenti di un'opera che si suole denominare Prognostica.

Fedro

Favolista latino (sec. I d. C.). Poco sappiamo della sua vita. Originario della Macedonia, fu a Roma liberto di Augusto; poi sotto il regno di Tiberio, dopo aver composto i primi due libri di favole, subì un processo intentatogli da Seiano, ma ne dovette uscire indenne o quasi perché continuò a scrivere fino al regno di Claudio. Scrisse in senarî giambici cinque libri di favole, dette da lui stesso esopiche, perché sono, le più, traduzione o rifacimento di quelle greche attribuite a Esopo Frigio, pur se talvolta, a differenza del suo modello, egli introduce nelle favole anche aneddoti storici, scenette sentimentali ed epigrammatiche, quadri simbolici. Talvolta inoltre appesantisce la composizione dando troppa parte alla morale. Egli ha il merito di aver creato nella letteratura romana il genere della favolistica. La lingua di F. è semplice e corretta, il senario assai regolare. Della sua opera restano solo estratti: i singoli libri giunti a noi constano rispettivamente di 31, 8, 19, 25, 10 favole. F. non ebbe dapprima molta fama [...].

TRECCANI  • La vita di Fedro

Durata 2'56

TRECCANI  • Le favole di Fedro

Durata 8'19

TRECCANI  • La cultura popolare e la favola di Esopo e Fedro

Durata 1'11

Lucio Anneo Seneca

Lucio Anneo Seneca (detto il giovane) fu un filosofo e scrittore latino (n. Cordova 4 a. C. - m. 65 d. C.). Figlio di Seneca il Retore, compì i suoi studî a Roma, con Papirio Fabiano, retore e filosofo stoico, lo stoico Attalo, il cinico Demetrio e il neopitagorico Sozione. Giovane, si recò in Egitto, e al suo ritorno fu introdotto a Roma nell'ambiente della corte di Caligola. Intraprese la carriera forense, e una orazione pronunciata nel 39 alla presenza dell'imperatore provocò le ire di questi, che per poco non lo fece uccidere; già maturavano infatti in S. i concetti di assolutismo illuminato che non potevano renderlo accetto al dispotico Caligola. Assunto al trono Claudio, S., coinvolto in un intrigo di corte, fu esiliato in Corsica, dove rimase otto anni. Il raccoglimento dell'esilio maturò in lui la tendenza alla riflessione filosofica e morale, già forte in gioventù, e rese evidente la sua natura, combattuta tra l'aspirazione alla solitudine del filosofo e l'attaccamento alla società in cui l'uomo ha il dovere di agire. Alla morte di Messalina, che gli era stata assai ostile, Claudio lo richiamò dalla Corsica, e Agrippina gli affidò l'educazione del figlio Domizio (il futuro Nerone), giovane di precoce ingegno e di promettenti virtù. All'educazione di Nerone S. si dedicò con impegno e affetto e i suoi rapporti col principe, poi imperatore, determinarono tutto il corso e l'orientamento della sua vita. S. proponeva a Nerone come modello Augusto, pur assecondandone le inclinazioni grecizzanti, che avrebbero potuto essergli utili per conquistarsi la simpatia della parte orientale dell'impero; ma Nerone veniva formandosi con un forte temperamento di autocrate, disposto ad accogliere dell'insegnamento politico e morale di S. soltanto la parte assolutistica e non quella della clemenza e dell'austerità (l'ideale del principe di S. sarà piuttosto incarnato da Traiano) [...]

TRECCANI  • La vita di Lucio Anneo Seneca

Durata 5'00

TRECCANI  • Dialoghi e trattati

Durata 3'37 — L'elenco dei Dialogi, secondo l'ordine dei manoscritti, è il seguente: De providentia, De constantia sapientis, De ira, Consolatio ad Marciam, De vita beata, De otio, De tranquillitate animi, De brevitate vitae, Consolatio ad Polybium, Consolatio ad Helviam matrem. Le altre opere filosofiche stanno a sé: Naturales quaestiones, De beneficiis, De clementia, Epistulae morales (le Lettere a Lucilio).

TRECCANI  • Epistulae morales ad Lucilium

Durata 2'21 — Le Lettere morali a Lucilio sono una raccolta di 124 lettere (suddivise in 20 libri) scritte da Lucio Anneo Seneca al termine della sua vita. L'opera venne scritta negli anni del disimpegno politico, tra il 62 e il 65, ed è giunta a noi incompleta. Questo epistolario costituisce un caso unico nel panorama letterario latino, sebbene Seneca abbia tratto l'idea di comporre lettere filosofiche da Platone e da Epicuro. È un'opera sulla quale v'è una discussione se siano davvero lettere inviate da Seneca a Lucilio o siano una finzione letteraria, ma probabilmente si tratta di un epistolario reale, dato che in varie lettere si chiede una risposta dell'amico. Rispetto alla tradizione epistolare, rappresentata in particolare da Cicerone, il filosofo distingue le lettere filosofiche dalla comune pratica epistolare. — it.wikipedia.org

TRECCANI  • Tragedie e Apokolokyntosis

Durata 3'04 — Un posto particolare nella produzione di Seneca hanno le tragedie, scritte probabilmente in un unico ciclo, dopo il ritiro dalla corte di Nerone (destinate alla lettura e non alla rappresentazione): Hercules furens, Troades, Phoenissae, Medea, Phaedra, Oedipus, Agamemno, Thyestes, Hercules Oetaeus; certamente non è di Seneca l'Octavia, opera di un suo imitatore, scritta dopo la morte di Nerone; l'Agamemno e l'Hercules Oetaeus sono stati talvolta considerati spurî. A parte sta anche il Ludus de morte Claudii, noto anche con il titolo dall'oscuro significato Apokolokyntosis, satira menippea sulla sorte di Claudio nel regno dei morti, nella quale si manifesta tutto l'odio e il disprezzo che Seneca nutrì per l'imperatore che l'aveva relegato in Corsica.

   library.weschool.com  • Apokolokyntosis di Seneca: riassunto e analisi dell’opera

L’Apokolokyntosis, o Ludus de morte Claudii, è un testo satirico composto dal filosofo Seneca (4 a.C. - 65 d.C.) poco dopo la morte di Claudio, avvenuta nel 54 d.C. 1. L’operetta è ascrivibile al genere della satira menippea, genere letterario sorto con l’opera del cinico Menippo di Gadara, nel III secolo a.C. [...]

   library.weschool.com  • La morte di Seneca, Tacito Annales (XV, 62-64)

Tacito non era un grande estimatore di Seneca. Già all’interno dell’Agricola aveva infatti criticato quelli che nei confronti dei tiranni si erano irrigiditi in una abrupta contumacia, ovvero quanti sembravano animati, al pari di Seneca, da un eccessivo e sterile esibizionismo, che li aveva condotti alla rovina senza portare a risultati concreti. Quella di Seneca d’altronde era una figura discutibile, che anche all’interno degli Annales si faceva notare per la sua ambiguità. [...]

Lucano

Marco Anneo Lucano poeta latino (Cordova 39 d.C. - Roma 65 d.C.), nipote di Seneca, fu prima amico e poi avversario di Nerone, che attaccò nei suoi scritti, ispirati alla critica di un sistema politico basato sul potere personale dell'imperatore. Aderì alla congiura di Pisone e, quando ne fu scoperta la trama, venne arrestato e si uccise. Delle sue varie opere, l'unica giuntaci è il poema epico Bellum civile detto la Farsaglia, sulla guerra civile fra Cesare e Pompeo. [...] Nerone lo volle fra i suoi amici e L. ne cantò le lodi, in occasione della istituzione delle feste Neronia (60 d. C.), con il carme anch'esso perduto Laudes Neronis, per cui fu coronato poeta ed ebbe, prima dell'età legale, la questura, poi il sacerdozio augurale. Poco dopo pubblicò i primi tre libri della Farsaglia. A questo punto, secondo le biografie di L., avvenne la rottura fra L. e Nerone, che gli vietò di recitare versi e di difendere cause. La ragione della gelosia di mestiere da parte di Nerone, confermata anche da Tacito (Annali XV, 49), è troppo semplicistica. In realtà L., saturo di propaganda tradizionalistica e stoica, imbevuto delle idee anticesariane e conservatrici, attaccò nei suoi scritti l'imperatore e fece del suo poema opera di protesta libertaria contro la violenza. Quando nel 62 si preparava la congiura di Pisone, L. fu fino all'ultimo quasi il portabandiera della congiura: scoperta nel 65 la trama, L., arrestato tra gli altri, resistette prima di confessare, poi confessò e denunciò anche i complici, perfino la madre. Ricevuto l'ordine di morire, si tagliò le vene declamando un proprio brano poetico. [...]

TRECCANI  • La vita di Marco Anneo Lucano

Durata 2'06

TRECCANI  • Bellum Civile (o Farsalia)

Durata 12'32 — Lucano iniziò la stesura dell'opera attorno al 61 d.C., e vari libri erano in circolazione prima del deteriorarsi dei rapporti con Nerone. Il poeta continuò il suo lavoro - nonostante l'Imperatore avesse posto il veto alla pubblicazione di qualsivoglia libro di Lucano - che però rimase incompleto quando, a causa del suo coinvolgimento nella Congiura di Pisone, il poeta dovette suicidarsi (65 d.C.). Tutti i dieci libri ci sono pervenuti; l'ultimo termina bruscamente con la permanenza di Cesare e delle sue truppe ad Alessandria d'Egitto. [...] — it.wikipedia.org

   library.weschool.com  • Dalla satira moralistica all'epica dell'orrido: Persio e Lucano

La letteratura di età neroniana vede il ritorno del genere della satira con Persio e dell’epica con Lucano. Toni e accenti sono però distanti da quelli dei predecessori Orazio e Virgilio: la satira di Persio, lontana dalla vena confidenziale del sermo oraziano, percorre la via dell’aggressività e di un inflessibile moralismo; il Bellum civile di Lucano, pur avendo l’Eneide come modello di riferimento, rappresenta il rovesciamento dei valori sui quali si fondava, se pure in modo problematico, il poema virgiliano...
(Questo stesso contenuto è allegato sotto le voci LUCANO e PERSIO)

   library.weschool.com  • La Pharsalia di Lucano - riassunto e commento

[...] La Pharsalia, o Bellum civile, è un poema epico, diviso in dieci libri e composti in esametrisecondo le convenzioni del genere; l’argomento è storico, in quanto tratta della guerra civile tra Giulio Cesare e Gneo Pompeo (49-45 a.C.), punto di svolta nella storia di Roma per il passaggio dalla Repubblica al Principato....

Persio Flacco

Aulo Pèrsio Flacco fu un poeta satirico latino (Volterra 34 d. C. - Roma 62). Di rigorosa moralità, visse solo 28 anni, unito da profondi legami ai familiari e al maestro, il filosofo stoico Anneo Cornuto. Scrisse sei satire, precedute da un proemio di 14 versi. Nobile, ricco, colto, impeccabile di costumi, Persio Flacco è una figura interessante: ciò che contribuisce, al pari della sua fine immatura, a spiegarci il favore con cui la sua opera fu apprezzata dai contemporanei; ma la ragione vera non è esteriore e sta nel valore etico della satira e nella stretta aderenza ai tempi (senza volere troppo precisare si può bene ammettere che ne fosse colpita la società neroniana e lo stesso Nerone) e nei consensi spirituali che la posizione assunta da P. F. trovava. E, oltre che nella tradizione grammaticale, lo studio di Persio Flacco ha trovato seguito e sviluppo nuovo negli scrittori cristiani, fino da Lattanzio; e per tutto il Medioevo P. è stato considerato come aureus auctor, letto, diffuso, trascritto, commentato. [...]

TRECCANI  • La vita di Aulo Persio Flacco

Durata 3'23

TRECCANI  • Persio e la satira

Durata 8'30 — Evoluzione della satira latina con Persio, un'aggressività e moralismo della diàtriba stoico-cinica.

   library.weschool.com  • Dalla satira moralistica all'epica dell'orrido: Persio e Lucano

La letteratura di età neroniana vede il ritorno del genere della satira con Persio e dell’epica con Lucano. Toni e accenti sono però distanti da quelli dei predecessori Orazio e Virgilio: la satira di Persio, lontana dalla vena confidenziale del sermo oraziano, percorre la via dell’aggressività e di un inflessibile moralismo; il Bellum civile di Lucano, pur avendo l’Eneide come modello di riferimento, rappresenta il rovesciamento dei valori sui quali si fondava, se pure in modo problematico, il poema virgiliano...
(Questo stesso contenuto è allegato sotto le voci LUCANO e PERSIO)

Calpurnio Siculo

Tito Calpùrnio Sìculo fu un poeta romano (I sec. d. C.) del tempo di Nerone, autore di poesie bucoliche di tipo virgiliano ispirate anche al modello teocriteo. Delle sette egloghe riconosciute autentiche dalla critica moderna (fra undici prima assegnategli), quattro sono di argomento pastorale; una (I) canta il prossimo ritorno dell'età dell'oro; una celebra l'imperatore (IV); un'altra descrive gli spettacoli dell'anfiteatro neroniano (VII). La metrica è corretta; in complesso è poeta mediocre. Furono imitate da Nemesiano e lette nel Medioevo.

Petronio

Scrittore latino (sec. 1º d. C.) dell'età neroniana. Viene identificato con l'aristocratico romano che fu proconsole in Bitinia e morì suicida, coinvolto nella congiura pisoniana (66 d.C.), famoso per l'eleganza e la dissolutezza dei costumi. Scrisse, parte in prosa parte in versi, il Satyricon, considerato, con le Metamorfosi di Apuleio, l'unico «romanzo» della letteratura latina. [...] Il Satyricon è una satira menippea, una composizione, cioè, mista di prosa e versi, di contenuto narrativo ma con digressioni d'ogni genere. È incerto il numero dei libri, ma dovette essere superiore a sedici; i frammenti ci sono giunti in tre gruppi: la Cena Trimalchionis (il frammento più ampio, scoperto nel 1650 circa), gli excerpta vulgaria, serie di brevi frammenti, e i frammenti lunghi, in un codice dello Scaligero.[...]

TRECCANI  • La vita di Petronio

Durata 4'08

TRECCANI  • Petronio e il Satyricon

Durata 11'43 — Il Satyricon è un romanzo in prosimetro della letteratura latina, attribuito a Petronio Arbitro (I secolo d.C.). La frammentarietà e la lacunosità del testo pervenuto in età moderna hanno compromesso una comprensione più precisa dell'opera. I manoscritti che tramandano l'opera sono discordanti riguardo al titolo, riportandone diversi: Satiricon, Satyricon, Satirici o Satyrici (libri), Satyri fragmenta, Satirarum libri. È consuetudine, però, riferirsi all'opera di Petronio con il titolo di Satyricon, da intendersi probabilmente come genitivo plurale di forma greca (dov'è sottinteso libri), analogamente ad altre opere del periodo classico (come le Georgiche di Virgilio) [...] - it.wikipedia.org

   library.weschool.com  • Il Satyricon di Petronio: generi, temi e finalità dell'opera

Il Satyricon di Petronio è un’opera scritta intorno alla metà del I secolo d.C. da Petronio Arbitro 1, celebre arbiter elegantiae presso la corte di Nerone (37-68 d.C.) e morto suicida nel 66 d.C. perché sospettato di aver partecipato ad una congiura contro l’imperatore...

   library.weschool.com  • Il Satyricon come labirinto del racconto

Al nome di Petronio è legata una delle opere più sorprendenti dell’Antichità, il Satyricon. Caratterizzato da elementi di incertezza – l’identità dell’autore, la cronologia ed altri aspetti della tradizione del testo – sfugge anche ad una rigida classificazione di genere. Con il Satyricon ci troviamo di fronte a un frammento di narrazione nel quale, come in un labirinto, si moltiplicano i registri e le forme del racconto: il tutto in un gioco letterario condotto da Petronio con formidabile ironia. [...]

   library.weschool.com  • La cena di Trimalcione

La Cena Trimalchionis è un lungo episodio (dal capitolo 27 al capitolo 78) del Satyricon di Petronio che, a differenza della maggior parte del romanzo, tramandatoci in modo soltanto parziale, è giunto integro fino a noi. Nella ricostruzione moderna del Satyricon, l’episodio occupa il centro della narrazione e racconta la cena-spettacolo a casa del liberto Trimalchione (o Trimalcione) cui assistono, più che partecipare, i tre protagonisti dell’opera, Encolpio, Ascilto e Gitone. Nell’economia del romanzo la Cena, che non determina alcun avanzamento nella storia di Encolpio e dei compagni, costituisce di fatto una pausa, nella quale l’autore offre uno spaccato (grottesco ed efficacissimo) della società del tempo. I personaggi che vi partecipano sono infatti la rappresentazione, a volte realistica a volte caricaturale, di alcune tipologie umane che dovevano animare la vita delle città campane nel I secolo d.C. [...]

ETÀ DEI FLAVI (69-96 d.C.)

[...] I Flavi ispirarono la loro condotta a quella augustea: [...] anch'essi tentarono di fondare il potere del principe sul consenso di un più largo strato sociale. Ma soprattutto Vespasiano ed i figli si rifecero ad Augusto per quel che concerne la politica culturale [...]: favoririono il sorgere di una cultura classicista che reagisse a quelle forme espressive intemperanti, libertarie, in un certo qual modo anarcoidi, praticate dall'opposizione al regime. La loro politica era tutta tesa a creare una letteratura del consenso, consenso che cercavano di perseguire anche attraverso l'istituzione di scuole pubbliche, di gare poetiche, di spettacoli culturali. Lo scopo era di creare una classe di intellettuali che ufficialmente facesse da cassa di risonanza alla propaganda del regime. [...] [Tuttavia] i risultati furono inferiori alle aspettative, perché riuscirono solo a promuovere una letteratura del disimpegno. [...]

Introduzione

Nel cinquantennio che intercorre tra l’ascesa di Vespasiano e la morte di Traiano nella produzione letteraria latina fioriscono generi diversi: da una parte l’opera "enciclopedica" di Plinio il Vecchio, la summa di Quintiliano dedicata alla retorica e gli epigrammi di Marziale che mirano alla catalogazione dei vizi umani; dall’altra parte l’epica che recupera i miti della tradizione più consolidata e infine la prosa “ufficiale” di Plinio il Giovane e la rappresentazione della crisi nei versi rancorosi di Giovenale...

Plinio il Vecchio

Il grande osservatore della natura nel mondo antico

Plinio il Vecchio, scrittore latino vissuto nel I secolo d.C., è autore della Storia naturale, un’imponente enciclopedia delle scienze naturali, unico esempio di tal genere nella letteratura latina, giuntoci completo: quest’opera è una miniera ricchissima di dati, tanto da essere stata la base della cultura scientifica dell’età medievale. [...]

Gaio Plinio Secondo – detto Plinio il Vecchio per distinguerlo dal nipote e figlio adottivo Plinio il Giovane – nacque a Como nel 23 o 24 d.C. Fece carriera nell’esercito, presso le armate del Reno, al confine fra Gallia e Germania: in questo periodo scrisse un’opera sulle tecniche di combattimento a cavallo, De iaculatione equestri («Il lancio del giavellotto a cavallo»), e una storia delle guerre fra Romani e Germani, Bella Germaniae («Le guerre di Germania»). Scrisse anche la biografia del suo amico e protettore Pomponio Secondo, generale e scrittore di tragedie. [...]

TRECCANI  • Plinio il vecchio

Durata 4'08

library.weschool.com  • Plinio il vecchio e la Naturalis Historia

La Naturalis historia di Plinio il Vecchio (23 d.C. - 25 agosto 79 d.C.) è un’opera enciclopedica in 37 libri sulle scienze naturali (più una digressione sull’arte antica), che vuole essere una summa del sapere scientifico antico. La passione di Plinio il Vecchio, uomo politico e militare sotto i principati di Claudio e Nerone, è del resto testimoniata dalle note circostanze della morte, ricordate dal nipote Plinio il Giovane (Epistole, VI, 16): Plinio, prefetto della flotta in Campania al tempo dell’eruzione del Vesuvio che distrusse Pompei ed Ercolano e spinto dalla sete di conoscere dello studioso, si avvicinò troppo al luogo dell’eruzione e rimase soffocato dalle ceneri laviche. [...]

Eruditi dell'età flavia

Valerio Probo

Fu un filologo, della colonia romana di Berito (Beirut), che fiorì nella seconda metà del sec. I d. C. Nella sua gioventù non era ancora penetrata in provincia la riforma scolastica, opera sostanzialmente di Palemone (v.), che agli autori antichi aveva sostituito i classici; così, per educazione e per gusto, egli fu condotto a salvare dall'oblio la letteratura arcaica, quasi scomparsa in Roma sotto i successori d'Augusto, a rivalutarla in connessione con gli studî varroniani e verriani, ad alimentare una corrente che doveva immettere nella moda arcaicizzante dell'età di Adriano e degli Antonini. [...]

Sesto Giulio Frontino

Scrittore di cose tecniche e militari e magistrato romano (30 d. C. circa - 103 o 104). Pretore nel 70, console nel 74, fu al governo della Britannia dove nel 78 fu sostituito da Agricola; curator aquarum di Roma nel 97; console ancora due volte (nel 98 e nel 100). [...] Scrittore sobrio ed efficace, di lui si ricordano: De aquae ductu urbis Romae, in 2 libri, preziosi per le notizie che ci forniscono sugli acquedotti romani; Strategemata, in 4 libri anch'essi conservati, esposizione di stratagemmi usati da capitani greci e romani; oggi si tende a ritenere il 4º libro opera di un interpolatore; l'opera ebbe molto favore nel sec. XV. Perduto è il trattato De re militari; si hanno frammenti di un trattato di agrimensura.

Poesia epica: Valerio Flacco

Poeta latino (n. forse Sezze - m. tra l'89 e il 92 d. C.). Della sua vita si sa pochissimo; fu quindecemvir. Di lui rimane un poema epico, Argonautica, in 8 libri (l'8º è interrotto), sulla spedizione degli Argonauti nella Colchide per la conquista del Vello d'oro. Il poema fu iniziato, come appare dalla dedica, dopo l'elezione imperiale di Vespasiano. Fonte principale degli Argonautica fu il poema di Apollonio Rodio, la cui materia però Valerio Flacco non seguì passivamente, bensì sopprimendo, abbreviando e mutando, cercando di dare un'impronta personale. In genere, nelle sue innovazioni, Valerio Flacco appare felice, e buoni episodî ricavò imitando i modelli omerici e virgiliani. Il vero modello epico di Valerio Flacco infatti non è Apollonio, ma Virgilio, che segue anche nella lingua, pur innovando per conto suo nel vocabolario (la versificazione invece è piuttosto ovidiana). Particolarmente felice fu Valerio Flacco nella rappresentazione dei caratteri e degli affetti: la parte più riuscita del suo poema è quella che descrive la passione di Medea. Valerio Flaccoè considerato il maggiore degli epigoni di Virgilio epico; influì su Stazio, Silio Italico, Nemesiano, Claudiano e altri. Nel Medioevo fu dimenticato

TRECCANI  • Valerio Flacco e Silio Italico

Durata 4'14 - (Questo materiale è presente anche sotto la voce SILIO ITALICO)

Poesia epica: Silio Italico

Sìlio Itàlico fu un poeta latino (n. 25 d. C. - m. 101 d. C.). Secondo Plinio il Giovane, S. I. avrebbe fatto il delatore sotto Nerone, che (68) lo fece console; ma si riabilitò, fu amico di Vitellio e proconsole d'Asia sotto Vespasiano. Ritiratosi poi a vita privata, si dedicò agli studî in Campania, dove, affetto da un male incurabile, da stoico qual era si lasciò morire di fame. [...] Ci è pervenuto intero il poema epico Punica, in 17 libri, che egli compose dopo il ritiro dalla vita pubblica. Ha per argomento la seconda guerra punica dall'assedio di Sagunto alla vittoria di Zama. S. I. seguì come fonte principale la terza deca di Tito Livio, ma se l'argomento è storico, il "macchinario" è mitologico, gli espedienti sono quelli dell'epica tradizionale e il modello letterario è Virgilio: ne risultò un'opera ibrida e senza anima. S. I. nelle battaglie fa intervenire accanto ai guerrieri gli dèi, ma la rappresentazione dei caratteri è fiacca; gli dèi sono vuote astrazioni, l'imitazione dei grandi modelli è fredda. L'educazione retorica di S. I. e il gusto del tempo spiegano i molti discorsi che occupano quasi un terzo dell'opera. C'è poi il gusto dell'esagerazione, la ricerca del meraviglioso e del macabro, l'erudizione pedantesca al servizio del sentimento orgoglioso e religioso della grandezza romana e dell'antica virtù. [...]

TRECCANI  • Valerio Flacco e Silio Italico

Durata 4'14 - (Questo materiale è presente anche sotto la voce VALERIO FLACCO)

Poesia Epica: Papinio Stazio

Fu un poeta latino (n. Napoli 45 d. C. circa - m. forse 96) [...] alla corte di Domiziano, fu tra i più attivi poeti cortigiani. [...] fu con Silio Italico e Valerio Flacco, uno dei principali poeti epici dell'età imperiale. Il poema maggiore di Stazio è la Tebaide (già compiuta forse nel 92, e dedicata a Domiziano), nella quale la materia poetica, interamente greca, è elaborata secondo il modello virgiliano dell'Eneide.[...] [Qui] si rivelano le caratteristiche proprie dell'arte epica di Stazio, la sovrabbondanza del linguaggio e la sostanziale artificiosità dell'invenzione. [...] [Tuttavia quest'opera gli diede] grande fama nell'antichità e nel Medioevo. L'altro poema epico, l'Achilleide [rimasta incompiuta]. Maggiore è l'interesse dei moderni per la produzione secondaria di Stazio, in realtà la più spontanea e fresca: le Silvae, cinque libri di liriche d'occasione (silva nel linguaggio letterario significava appunto abbozzo, improvvisazione). Sono 32 componimenti in vario metro, dall'esametro ai metri lirici oraziani.

TRECCANI  • Papinio Stazio

Durata 1'28

Quintiliano

Marco Fabio Quintiliano, Retore latino (n. Calahorra 35-40 d. C. - m. forse intorno al 96), originario della Spagna, fu il primo retore stipendiato dallo Stato, un altissimo onore cui si aggiunse in seguito il conferimento della dignità consolare. Tra le sue opere, fondamentale è l'Institutio oratoria, in 12 libri, corso di educazione del futuro oratore. Il testo completo dell'opera, conosciuta solo parzialmente nel Medioevo, fu scoperto da Poggio Bracciolini. [...] Nonostante l'intensa attività forense, Quintiliano non pubblicò mai le sue orazioni, tranne una in età giovanile, e rifiutò la paternità di vari scritti raccolti e pubblicati scorrettamente da alcuni discepoli. Consacrò tutta la sua attività alla scuola, e scrisse sull'arte oratoria alcuni trattati di grande importanza, ai quali è soprattutto legata la sua fama: il De causis corruptae eloquentiae, perduto, e i 12 libri dell'Institutio oratoria. [...]

TRECCANI  • La vita di Quintiliano

Durata 3'31

Marziale

Marco Valerio Marziale fu un poeta latino (Bilbili, Spagna Tarraconense, 39 o 40 d. C. - ivi 104 d. C. circa). Ricevuta la prima istruzione in Spagna, venne nel 64 a Roma, sperando appoggio nelle potenti famiglie iberiche, come quella dei Seneca. Tutto dedito alla poesia, trascorse la vita come cliente nelle case dei potenti. Coltivando le sue innate doti di verseggiatore e di osservatore impareggiabile, si dedicò al genere dell'epigramma: genere già praticato con grande successo da Catullo, e dagli altri neòteroi; ma nessuno aveva dedicato a esso attenzione esclusiva, come fece Marziale. La raccolta completa dei suoi carmi (nella stragrande maggioranza composti in metro elegiaco) comprende quattordici libri di epigrammi, più un libro separato che costituisce la prima produzione del poeta: il cosiddetto Liber de spectaculis (raccolto con questo nome nel 1602), il cui nucleo è costituito da 30 componimenti pubblicati nell'80, in occasione delle feste per l'inaugurazione dell'Anfiteatro Flavio, e dedicati a Tito. L'adulazione dell'imperatore procurò a Marziale l'ammissione nell'ordine equestre e altri benefici. La restante produzione è frutto soprattutto del periodo in cui regnò Domiziano, che M. adulò senza ritegno per ottenerne il favore, senza peraltro molto successo. Nell'84 apparvero i due libri di Xenia e di Apophoreta, epigrammi legati alle occasioni della vita mondana (sono il 13º e 14º della raccolta); dall'88 al 94 Marziale produsse la massa dei suoi componimenti [...].

TRECCANI  • La vita di Marziale

Durata 4'37

TRECCANI  • Gli Epigrammi

Durata 10'34

L'ETÀ DEGLI IMPERATORI ADOTTIVI (96-192 d.C.)

Il secondo secolo si caratterizza in genere per una grande pacificazione interna e un diffuso benessere, ma anche per un progressivo depauperamento dell'Italia a favore delle province. La crisi dell'Italia si fa più evidente a partire da Adriano, il quale, invertendo la politica di Traiano tesa a difenderne la centralità nell'impero, manifesta marcate simpatie per il mondo greco, preferendo sempre più spesso soggiornare nelle metropoli orientali che a Roma. L'atteggiamento filoellenico di Adriano e degli Antonini favorisce ulteriormente la diffusione della cultura greca che, a partire dal I secolo, vive una seconda giovinezza grazie anche ad un movimento di grossa portata culturale cui viene dato il nome di seconda sofistica [... che] influenza fortemente la letteratura latina [...].

Tacito

Il grande storico della Roma imperiale

Tacito ci ha lasciato straordinari ritratti di imperatori romani e un’incisiva analisi delle tensioni politiche del suo tempo. Di particolare originalità è l’attenzione che egli rivolge ai rapporti fra Roma e le popolazioni barbariche che premevano ai confini dell’Impero. La sua produzione costituisce una delle più alte espressioni artistiche della letteratura storiografica antica.
Di Tacito, nato intorno al 55 d.C. e morto dopo il 117, sono ignoti il luogo di nascita, l’origine, la famiglia, lo stesso prenome (Publio o Gaio). Trascorse la maggior parte dell’esistenza a Roma, dove ricoprì cariche pubbliche fin dal tempo di Vespasiano. [...] Tacito iniziò la sua attività di storico (storia e storiografia) con due monografie: Agricola e Germania. [...] Le due opere storiche di Tacito di maggiore respiro, le Storie e gli Annali, ci sono giunte molto incomplete. [...] Nel Dialogo sugli oratori, attribuito a Tacito con qualche dubbio, e di datazione incerta, si discute sulle cause del decadimento dell’eloquenza nella società dell’epoca.[...]

TRECCANI  • La vita di Tacito

Durata 3'07 - Di Cornelio Tacito conosciamo pochi dati biografici, persino il prenomen è incerto: non si sa se sia Publio o Gaio...

TRECCANI  • Le opere di Tacito

Durata 7'42 - Le opere di Tacito che possiamo leggere sono cinque: Agricola, Germania, Historiae, Annales e il Dialogus de oratoribus ...

TRECCANI  • L'Agricola e la Germania

Durata 9'48 - Agricola, del 98, è una commossa biografia del suocero [...] e si incentra principalmente sull’incarico in Britannia del protagonista e sulla conquista dell’isola [...]. Nella monografia Germania, databile anch’essa al 98, Tacito descrive l’origine, i costumi, le istituzioni, le pratiche religiose e il territorio delle popolazioni germaniche [...]. Secondo lo scrittore, i Germani rappresentano un pericolo imminente per i destini dell’Impero Romano.... - www.treccani.it

TRECCANI  • L'Historiae e gli Annales

Durata 13'42 - Le Historiae portate a termine nel 109 circa, coprivano il periodo dall’ascesa di Galba all’impero (69) fino alla morte di Domiziano (96). Si sono conservati solo i libri relativi agli anni 69-70. L’orizzonte storiografico è ampio e articolato: nuclei di interesse privilegiati, oltre a Roma, sono le province e gli eserciti. Gli Annales trattano la storia di Roma dalla morte di Ottaviano Augusto (14 d.C.) alla morte di Nerone (68 d.C.), ma purtroppo diverse sezioni sono andate perdute; essi restringono il proprio campo di indagine prevalentemente alla vita della città, anzi più specificamente alle torbide vicende della famiglia giulio-claudia [...] - www.treccani.it

   library.weschool.com  • Approfondimento su TACITO

Cornelio Tacito è il più grande storico latino di tutti i tempi. Nelle sue opere sceglie di raccontare i primi decenni del regime imperiale, dalla morte di Augusto a quella di Domiziano: ne emerge un quadro amaro, disincantato, che Tacito indaga con eccezionale acume, esplorando gli angoli più riposti della psiche dei suoi protagonisti e mostrandosi altresì capace di grandi affreschi storici, in uno sguardo che tiene conto in pari misura del vasto orizzonte imperiale e dell’asfittico mondo della corte. [...]

   library.weschool.com  • Annales: riassunto e commento

Gli Annales sono un’opera storica di Publio Cornelio Tacito (55 d.C. circa - 117 d.C. circa) in cui, dopo l’Agricola e le Historiae, l’autore ripercorre la storia del principato di Roma dal 14 d.C., anno della morte di Augusto, fino alla conclusione del regno di Nerone, nel 68 d.C., così di ricollegarsi con le vicende narrate nelle Historiae. [...]

   library.weschool.com  • Annales (XV, 62-64), la morte di Seneca: traduzione e analisi

Tacito non era un grande estimatore di Seneca. Già all’interno dell’Agricola aveva infatti criticato quelli che nei confronti dei tiranni si erano irrigiditi in una abrupta contumacia, ovvero quanti sembravano animati, al pari di Seneca, da un eccessivo e sterile esibizionismo, che li aveva condotti alla rovina senza portare a risultati concreti. Quella di Seneca d’altronde era una figura discutibile, che anche all’interno degli Annales si faceva notare per la sua ambiguità. [...]

   library.weschool.com  • Annales (VI, 50): la morte di Tiberio

Nel sesto libro degli Annales, lo scrittore latino Tacito descrive la morte dell’imperatore romano Tiberio (42 a.C. - 37 d.C.), descritto come un tiranno viscido e subdolo, che, pur sembrando inizialmente un sovrano giusto e “illuminato”, si è rivelato un despota crudele, non privo di elementi di perversione. Lo stile tacitiano si adegua alla visione pessimistica del mondo del suo autore, che considera l’instaurazione del principato come l’esempio finale della crisi delle istituzioni politiche romane e dello sfaldamento dei valori socio-politici della società nobiliare. [...]

Plinio il giovane

Plìnio il Giovane fu uno scrittore latino (n. Como 61 o 62 d. C. - m. 114 circa), figlio di L. Cecilio Cilone e di Plinia, sorella di Plinio il Vecchio. Fu scolaro di Quintiliano e di Nicete Sacerdote, fu amico di filosofi come Eufrate e Musonio. Avvocato, console nel 100, legatus propraetore in Bitinia nel 111 e 112. Scrisse varie opere ma ci restano soltanto l'Epistolario in dieci libri e il Panegirico a Traiano. Plinio è il tipico rappresentante del dilettantismo poetico e letterario del suo tempo; brillante e versatile d'ingegno, di cultura solida e sentimenti onesti, letterato con virtù di stile, troppo spesso però artificioso; spirito sensibile ma conformista. La nota più saliente in lui è una certa virtuosità per cui passa facilmente e senza il minimo sforzo da un genere letterario all'altro. D'ingegno indubbiamente versatile, ha amato alternare gli ozi poetici con la pratica forense, facendo risuonare la sua voce in mezzo alla folla tumultuante, a difesa degl'innocenti e degli oppressi. Vissuto in mezzo alla società civile del suo tempo, ha ritratto nell'Epistolario non solo il suo animo e i suoi costumi, ma anche le abitudini di quella società in ogni loro sfumatura. Sotto questo rispetto l'epistolario pliniano ha un valore, oltre che letterario, anche storico e psicologico. [...]

TRECCANI  • La vita di Plinio il Giovane

Durata 2'24 - figlio di L. Cecilio Cilone e di Plinia, sorella di Plinio il Vecchio. Fu scolaro di Quintiliano e di Nicete Sacerdote...

TRECCANI  • Plinio e Svetonio

Durata 12'12 - Nella videolezione vengono confrontate il Panegirico a Traiano di Plinio il Giovane e il De viris illustribus (una raccolta di biografie di uomini famosi) di Svetonio.
(Questo stesso materiale è allegato anche sotto la voce SVETONIO)

Giovenale

Decimo Giunio Giovenale fu un poeta satirico latino (n. Aquino 55 d. C. - m. tra 135 e 140 d. C.). A Roma studiò retorica ed esercitò l'eloquenza sotto Domiziano, Nerva e Traiano fino a non molto dopo il 100. La notizia dell'esilio, conservata nella tradizione biografica, appare di difficile collocazione cronologica ed è da alcuni riferita al periodo di Domiziano, come è in un ramo di quella tradizione, da altri al periodo di Adriano, da altri poi è respinta del tutto; a Roma comunque egli dovette trovarsi dal 130 almeno. Alla vita politica attiva G. sembra essere rimasto estraneo. Compose 16 Satire, divise (forse dall'autore stesso) in cinque libri: il secondo è costituito dalla sola lunga satira sesta, contro le donne. [...]
[La fortuna di Giovenale]
Durante il Medioevo fu tra i più letti, anche nelle scuole, specialmente per le sue sentenze morali [...]. Dante lo mise nel Limbo coi poeti più grandi; il Petrarca lo cita assai spesso; l'Umanesimo ne divulgò ampiamente l'opera. Nel sec. XVII i poeti satirici italiani si ispirarono alla sua veemenza, e così poi anche Alfieri nelle sue Satire. Successivamente Victor Hugo si ispirò a lui negli Châtiments e Carducci nei Giambi ed Epodi lo citò a modello.

TRECCANI  • La vita di Giovenale

Durata 2'50 - Giovenale viene considerato tra i più velonosi e aggressivi poeti satirici...

TRECCANI  • La satira di Giovenale

Durata 10'28 - Compose 16 satire, divise in cinque libri [...]. L'avversione di Giovenale a ogni forma di tirannia e ingiustizia lo portò a rivolgere la sua satira soprattutto contro gli aristocratici e i ricchi, contro i liberti saliti in potenza e contro tutti gli stranieri in genere, specialmente contro i Greci e gli Orientali. [...] - www.treccani.it

library.weschool.com  • Le satire di Giovanale: introduzione e commento

[...] La novità dell’opera di Giovenale non sta tanto nelle tematiche trattate, quanto nel modo e nello stile con cui il poeta le affronta. Infatti, se la satira precedente aveva guardato ai vizi umani con un sorriso ironico (si pensi all’oraziana Ibam forte via sacra o al tono salace ma non offensivo degli epigrammi di Marziale), ora Giovenale, di fronte alle corruzioni e alle turpitudini della società imperiale, decadente e corrotta, opta per la poetica dell’indignatio, con cui attacca frontalmente, con descrizioni minuziose e stilisticamente elaborate, la depravazione umana attorno a lui. [...]

library.weschool.com  • Giovenale, Satira 6: traduzione e analisi

La sesta Satira di Decimo Giunio Giovenale, nota anche come Satira contro le donne, è un lungo testo - il più lungo di tutta la sua produzione - di quasi settecento esametri in cui il poeta, per dissuadere l’amico Postumo dalle nozze, si scaglia contro il genere femminile, e più precisamente contro le matronae romane. Grazie ad alcuni indizi contenuti nel testo, è possibile datare l’opera a un periodo fra il 100 e il 127 d.C. [...]

Svetonio

Gaio Tranquillo Svetònio fu un erudito e biografo latino. Vissuto tra la seconda metà del I e la prima metà del II sec. d. C., fu funzionario imperiale; compose alcune opere tra cui due raccolte biografiche, il De viris inlustribus e il De vita Caesarum. Proprio quest'ultima ebbe una straordinaria fortuna divenendo già durante la tarda antichità e il Medioevo il modello del genere letterario storico-biografico. [...] Il De viris inlustribus, giuntoci in modo frammentario, trattava in successione le vite di poeti, oratori, storici, filosofi, grammatici e retori; in tal modo, costituiva una sorta di storia letteraria di Roma per generi, secondo uno schema biografico. [...] Schema analogo ebbe il De vita Caesarum, giuntoci quasi integralmente. Esso è costituito da 12 VITE(perciò l'opera è volgarmente chiamata Le vite dei dodici Cesari), da Cesare a Domiziano, in 8 libri. Per esse S. poté utilizzare il materiale degli archivi imperiali, resogli accessibile dalla sua carica di segretario [...].

TRECCANI  • La vita di Svetonio

Durata 3'30 - Svetonio nato forse intorno al 69 d. C., visse a Roma nell'ambiente della corte; amico di Plinio il Giovane, fu da questo raccomandato a Traiano. E già sotto Traiano dovette cominciare la carriera di funzionario della corte imperiale [...] egli ricoprì le cariche di segretario a studiis, poi a bibliothecis e infine (sotto Adriano) ab epistulis; dalla sua carica fu però rimosso nel 121-122 (come il suo amico, prefetto del pretorio, Septicio Claro) dallo stesso imperatore [...] - www.treccani.it

TRECCANI  • Plinio e Svetonio

Durata 12'12 - Nella videolezione vengono confrontate il Panegirico a Traiano di Plinio il Giovane e il De viris illustribus (una raccolta di biografie di uomini famosi) di Svetonio.
(Questo stesso materiale è allegato anche sotto la voce PLINIO IL GIOVANE)

   library.weschool.com  • Cammini della curiosità da Svetonio ad Apuleio

Il II secolo, epoca aurea dell’impero, non produce letteratura di primo piano. Con il venir meno di tensioni e conflitti, anche la cultura sembra rinunciare a mete impegnative: la scena letteraria è dominata dalle figure di Svetonio, Frontone e Gellio, eruditi accomunati dal gusto per il particolare e la curiosità. Curiosità che caratterizza anche Apuleio: le sue Metamorfosi hanno il sapore di un’epoca spiritualmente inquieta, se pure di pace e stabilità, e in cerca di verità e salvezza.[...]
(Questo stesso materiale è allegato sotto le voci SVETONIO, FRONTONE, GELLIO, APULEIO)

Frontone

Marco Cornelio Frontone fu un retore (n. Cirta, Numidia, inizio sec. 2º d. C. - m. 170 circa). È il più notevole rappresentante della cultura pagana del suo secolo; la sua attività è volta pressoché esclusivamente ad esaltare i valori della tradizione, attraverso il recupero del vocabolo arcaico, in una ricerca puntigliosa e spesso angusta, che riflette la derivazione provinciale del suo arcaismo. Il confronto col lessico arcaico, senza alcuna esigenza di una più ampia nozione di stile, è il suo unico obiettivo. [...] [Tra le opere di Frontone] un posto particolare occupa l'epistolario: sono 5 libri di epistole a Marco Aurelio, quando questi era designato al trono, 2 libri di epistole a Marco Aurelio divenuto imperatore, 2 libri di epistole a Lucio Vero; inoltre vi sono altre epistole ad Antonino Pio e agli amici. Molte lettere sono in una mescolanza di latino e di greco; alcune completamente in greco. Sono aggregati ad esse altri scritti retorici quali: il De bello Parthico, sulla campagna di Lucio Vero contro i Parti; i Principia historiae, contenenti le idee di Frontone sulla storiografia, i modelli da preferire (Catone specialmente); l'᾿Ερωτικός (in greco), sull'amore; l'Arion, sulla favola di Arione; le Laudes fumi et pulveris; le Laudes neglegentiae, e altri scritti minori. [...]

TRECCANI  • Frontone e Gellio: la vita e le opere

Durata 4'14 - Per farsi un'idea delle tendenze arcaistiche del II secolo d.C. è indispensabile conoscere le opere di Frontone e Gellio...
(Questo stesso materiale è allegato anche sotto la voce GELLIO)

   library.weschool.com  • Cammini della curiosità da Svetonio ad Apuleio

Il secondo secolo, epoca aurea dell’impero, non produce letteratura di primo piano. Con il venir meno di tensioni e conflitti, anche la cultura sembra rinunciare a mete impegnative: la scena letteraria è dominata dalle figure di Svetonio, Frontone e Gellio, eruditi accomunati dal gusto per il particolare e la curiosità. Curiosità che caratterizza anche Apuleio: le sue Metamorfosi hanno il sapore di un’epoca spiritualmente inquieta, se pure di pace e stabilità, e in cerca di verità e salvezza.[...]
(Questo stesso materiale è allegato anche sotto le voci SVETONIO, FRONTONE, GELLIO, APULEIO)

Gellio

Scrittore ed erudito latino (sec. II d. C.). Fu da giovane ad Atene, dove tornò in età matura, e dove compose l'opera detta Noctes Atticae, perché ebbe origine da appunti presi nelle lunghe sere d'inverno in una rustica dimora dell'Attica; è un'opera miscellanea (in 20 libri) giuntaci quasi completa (manca il libro 8º, fatta eccezione per i titoli dei capitoli e scarsi frammenti, e sono incompleti l'inizio e la fine dell'opera); tratta di filosofia, diritto, aritmetica, medicina, storia e specialmente di linguistica e letteratura. Fra gli autori greci G. preferisce i prealessandrini, fra i romani gli arcaici, specialmente Catone. La critica di G., sia letteraria sia linguistica, è spesso debole, ma la sua opera è importantissima per la grande quantità di citazioni e notizie. G. ebbe grande influenza sugli scrittori posteriori, specie su compilatori come Nonio e Macrobio, e fu molto letto anche nel Medioevo.

TRECCANI  • Frontone e Gellio: la vita e le opere

Durata 4'14 - Per farsi un'idea delle tendenze arcaistiche del II secolo d.C. è indispensabile conoscere le opere di Frontone e Gellio...
(Questo stesso materiale è allegato anche sotto la voce FRONTONE)

   library.weschool.com  • Cammini della curiosità da Svetonio ad Apuleio

Il II secolo, epoca aurea dell’impero, non produce letteratura di primo piano. Con il venir meno di tensioni e conflitti, anche la cultura sembra rinunciare a mete impegnative: la scena letteraria è dominata dalle figure di Svetonio, Frontone e Gellio, eruditi accomunati dal gusto per il particolare e la curiosità. Curiosità che caratterizza anche Apuleio: le sue Metamorfosi hanno il sapore di un’epoca spiritualmente inquieta, se pure di pace e stabilità, e in cerca di verità e salvezza.[...]
(Questo stesso materiale è allegato anche sotto le voci SVETONIO, FRONTONE, GELLIO, APULEIO)

Apuleio

Il prenome Lucio è forse nato dalla confusione col protagonista del suo romanzo). - Scrittore latino di origine africana (Madaura 125 d. C. circa - Cartagine 180 d. C. circa). Narratore abilissimo, è una delle figure più singolari della letteratura latina; il suo stile, ricco di accorgimenti retorici ma personalissimo, esercitò notevole influsso sulla letteratura successiva. Capolavoro di Apuleio è il romanzo Metamorfosi, conosciuto anche come L'asino d'oro, che per i toni realistici si avvicina al suo precedente latino, il Satyricon di Petronio. [...] Apuleio è una delle figure più singolari della letteratura provinciale latina, già sottratta al potere accentratore di Roma. Scrittore latino, ma espertissimo anche della lingua greca, svolse la sua attività lontano dalla capitale avvicinandosi al movimento culturale ellenistico che va sotto il nome di "seconda sofistica": con essa ha comune l'abito del conferenziere pronto a ostentare in ogni occasione la sua abilità e la sua cultura e anche, in fondo, l'inclinazione alla novellistica, sebbene il suo romanzo si differenzi notevolmente da quello greco [...].

TRECCANI  • Apuleio

Durata 4'09

Speciale ENIScuola  • Il mito di Amore e Psiche

(In storytelling)

   library.weschool.com  • Le Metamorfosi di Apuleio e il mito di Amore e Psiche: riassunto

Le Metamorfosi sono un’opera in undici libri di Apuleio (125-170 ca. d.C.) e, per quanto riguarda la letteratura latina classica e tardoantica, rappresenta uno dei rarissimi casi di romanzo, insieme al Satyricon di Petronio (I secolo d.C.). Le Metamorfosi, note anche come L’asino d’oro, raccontano le peripezie del giovane Lucio, che viene trasformato in asino. Lucio vive così diverse avventure, al termine delle quali riesce a recuperare le proprie fattezze umane grazie ad un rito misterico collegato alla dea Iside. [...]

   library.weschool.com  • Cammini della curiosità da Svetonio ad Apuleio

Il II secolo, epoca aurea dell’impero, non produce letteratura di primo piano. Con il venir meno di tensioni e conflitti, anche la cultura sembra rinunciare a mete impegnative: la scena letteraria è dominata dalle figure di Svetonio, Frontone e Gellio, eruditi accomunati dal gusto per il particolare e la curiosità. Curiosità che caratterizza anche Apuleio: le sue Metamorfosi hanno il sapore di un’epoca spiritualmente inquieta, se pure di pace e stabilità, e in cerca di verità e salvezza.[...]
(Questo stesso materiale è allegato anche sotto le voci SVETONIO, FRONTONE, GELLIO, APULEIO)

DAI SEVERI A DIOCLEZIANO (193-305 d.C.)

[...] La grave crisi che investe le strutture sociali ed economiche dell'impero non può non produrre un profondo sconvolgimento anche nelle coscienze. L'uomo di questo secolo, sganciato dai valori della tradizione antica, incapace di trovare un punto di riferimento concreto, sia politico che culturale, cui riformare la propria condotta, sente come un peso la realtà sensibile ed aspira ad un mondo rinnovato. Per gli spirit pagani il rinnovamento passava attraverso il recupero delle vecchie tradizioni nelle quali era possibile trovare quella tensione etica che mancava nei "tempi moderni". [...] Anche per i cristiani la salvezza del mondo passava attraverso la riedificazione dell'uomo, ma essa doveva avvenire su base cristiana, nel rispetto del messaggio di povertà, di preghiera, di reciproco soccorso, di abolizione di ogni tipo di discriminazione, di accettazione del principio che tutti gli uomini sono uguali di fronte a Dio. [...]

Letteratura cristiana

[...] La letteratura cristiana in lingua latina si affermò relativamente tardi rispetto a quella corrispondente in lingua greca. I primi scritti originali risalgono alla fine del II secolo, malgrado il Vangelo fosse predicato in Occidente din dalla metà del I secolo, e nonostnate che in Oriente si fosse già avuta con gli autori del Nuovo Testamento, con i Padri Apostolici e con vari apologisti una grande fioritura letteraria in lingua greca. [...] I documenti più antichi della letteratura cristiana sono state le traduzioni delle Sacre Scritture. [...] Si trattava di traduzioni del tutto letterarli del testo originali [...]. Perciò il latino di queste versioni con la sua morfologia inconsueta, i calchi semantici ed i suoi tecnicismi lessicali desunti dal greco biblico e dall'ebraico è apparso a molti studiosi (ad esempio, Chr. Mohrmann) una vera e propria lingua speciale [...]. [Tra i documenti più antichi della letteratura cristiana vanno annoverati gli Acta martyrum] cioè i resoconti dei processi a carico dei cristiani destinati al martirio [...]; le Passiones [... che presentano] una struttura narrativa più ampia circa le varie fasi del martirio [...] e l'esplicito intento celebrativo [...]. Ma la vera e propria letteratura cristiana nasce con l'Apologetica. Con tale termine si indica una vasta produzione che si propone di difendere la religione cristiana dagli attacchi dei pagani, da una parte confutandone le accuse, dall'altra esaltando i valori della nuova fede. [...]

TRECCANI  • Il corpus delle Epistole

Durata 0'54 - L'inizio della letteratura cristiana

TRECCANI  • Vangeli e Atti degli Apostoli

Durata 1'03 - L'inizio della letteratura cristiana

TRECCANI  • L'Apocalisse

Durata 0'59 - L'inizio della letteratura cristiana

library.weschool.com  • La prima letteratura cristiana in latino e la resistenza della poesia profana

La più antica letteratura cristiana latina si colloca geograficamente nella provincia d’Africa: mentre tra i fedeli si diffondono opere anonime di natura martirologica e agiografica, i primi scrittori cristiani affrontano problemi cruciali come la difesa della nuova religione di fronte al mondo pagano e, sul fronte interno, la lotta contro le eresie. Nell’ambito della letteratura profana la poesia assume invece forme che vanno dal bizzarro tecnicismo al ritorno al classicismo virgiliano...

TRECCANI  • Gli Apologisti

Durata 4'28 - L'Apologetica e i suoi massimi esponenti: Minucio Felice e Tertulliano
(Questo stesso materiale è allegato alle voci LETTERATURA LATINA, MINUCIO FELICE, TERTULLIANO)

Minucio Felice

Scrittore cristiano (secc. II-III), autore dell'Octavius, un dialogo di intonazione e stile ciceroniani, in cui il cristiano Ottavio difende contro il pagano Cecilio (arbitro Minucio) il cristianesimo dalle accuse pagane, fino a convertire il suo contraddittore; la scena si svolge a Ostia. Ottavio mostra la ragionevolezza della nuova fede usando testimonianze e aspirazioni espresse dagli autori pagani; è interessante notare che l'apologia è essenzialmente basata sulla dimostrazione della esistenza di un solo Dio e sul riconoscimento ragionato della bontà dei costumi dei cristiani, mentre è omesso ogni esplicito riferimento alla Bibbia e a elementi più specifici della nuova religione. Vi sono molte somiglianze con l'Apologeticum di Tertulliano, e si discute sulla priorità tra le due opere.

TRECCANI  • Gli Apologisti

Durata 4'28 - L'Apologetica e i suoi massimi esponenti: Minucio Felice e Tertulliano
(Questo stesso materiale è allegato alle voci LETTERATURA LATINA, MINUCIO FELICE, TERTULLIANO)

Tertulliano

Quinto Settimio Florente Tertulliano fu un apologeta e scrittore cristiano (sec. II-III d. C.). Considerato il padre della teologia latino-occidentale, che già allora si differenziava dalla grande speculazione teologica greco-orientale, fu uno dei più grandi scrittori della letteratura latina, nella quale la sua opera rappresenta una svolta decisiva; a lui si deve inoltre la creazione del latino ecclesiastico. Tra le prime opere, composte dopo la conversione al cristianesimo (190-195) vi è l'Apologeticum (197) [...]. Incerta è la cronologia delle opere di Tertulliano. Tra le prime, oltre all'Apologeticum (si discute se precedente o seguente all'Octavius di Minucio Felice, ma probabilmente precedente), vi è l'Ad nationes; un gruppo di trattatelli morali che affrontano i problemi della comunità cristiana, [...] si estende tra il 200 e il 212 [...].

TRECCANI  • Gli Apologisti

Durata 4'28 - L'Apologetica e i suoi massimi esponenti: Minucio Felice e Tertulliano
(Questo stesso materiale è allegato alle voci LETTERATURA LATINA, MINUCIO FELICE, TERTULLIANO)

Cipriano

Cipriano di Cartagine fu Vescovo di Cartagine e padre della Chiesa (Cartagine 205 circa - ivi 258). Retore, convertito circa quarantenne al cristianesimo, fu presto ordinato sacerdote e vescovo (249). Scoppiata (250) la persecuzione di Decio, C. diresse la Chiesa disorientata da un rifugio presso Cartagine. [...] Al martirio di papa Stefano (2 ag. 257) seguì quello di Cipriano, il quale, dapprima esiliato (30 ag. 257), fu poi condannato alla pena capitale, che subì a Cartagine (14 sett. 258). Il culto di Cipriano valicò ben presto i confini della Chiesa africana; insieme al culto ebbero una diffusione straordinaria i suoi scritti (13 trattati e 65 lettere) unitamente alle memorie scritte intorno alla sua vita e al suo martirio (Vita scritta dal diacono Ponzio e Atti proconsolari), lasciando il ricordo di uno dei personaggi di maggior rilievo nella storia della Chiesa cristiana antica. Nella sua attività letteraria, ripudiando almeno nelle intenzioni la letteratura pagana, Cipriano è sotto l'influsso di Tertulliano. Tra i suoi trattati, per lo più parenetici (De oratione dominica, De opere et elemosynis) o apologetici (Ad Demetrianum), sono particolarmente notevoli i Testimonia ad Quirinum, l'opera sua più famosa e importante per la storia del testo latino della Bibbia in Africa. Documenti storici importantissimi sono altresì le sue lettere, soprattutto quelle dirette alla comunità e ai vescovi di Roma.[...]

Arnobio

Arnobio di Sicca (detto il Vecchio) fu un apologista cristiano (m. 327 circa), vissuto a Sicca Veneria (od. el-Kef) nell'Africa proconsolare. Retore pagano e maestro di Lattanzio, si sarebbe convertito in tarda età, secondo s. Girolamo, offrendo al vescovo, quale prova del completo suo mutamento, i sette libri Adversus nationes

("Contro le genti", cioè i pagani), scritti certo prima del 311 (anno del primo editto di tolleranza di Galerio), e i cui ultimi capitoli si rivelano di compilazione affrettata e disorganica. Tutta l'opera, per l'imperizia nell'uso della Bibbia e l'imprecisione e superficialità delle conoscenze teologiche, fa ritenere Arnobio ancora poco edotto della nuova fede da lui abbracciata; ma egli manifesta, col suo pessimismo e le sue preoccupazioni escatologiche, elementi caratteristici del cristianesimo africano e una drammaticità ricca di fermenti. È interessante nella prosa latina di Arnobio la definitiva affermazione del cursus, il sistema di clausole accentuative derivate dal numerus della prosa classica.

library.weschool.com  • Tra paganesimo e cristianesimo nell’età di Costantino

L’epoca che va dalla fine della tetrarchia alla conquista del potere da parte di Costantino ha le caratteristiche convulse di un’età di trapasso: in questi anni si collocano le ultime persecuzioni anticristiane e le prime incursioni barbariche. Con la proclamazione dell’editto di tolleranza religiosa la situazione muta nettamente e il cristianesimo si appresta a vivere la sua stagione trionfante, anche se il confronto con il paganesimo dal punto di vista culturale è sempre vivo e pressante. Le personalità letterarie di questo tempo, Arnobio, Lattanzio, Firmico Materno, Giovenco, rivelano un’identità per certi versi ancora sospesa tra i due mondi...

(Questo stesso documento è allegato sotto le voci ARNOBIO e LATTANZIO)

Lattanzio

Lucio Cecilio Firmiano Lattanzio fu un apologista cristiano (III-IV sec.), di origine africana (Firmianus non significa "di Fermo"). Scrittore raffinato e dallo stile ciceroniano, sebbene pensatore modesto, è figura di notevole importanza soprattutto per il suo tentativo di compiere, in ambiente latino, la fusione tra cultura classica e religione cristiana. Tra le sue opere si ricordano le Divinae istitutiones, ampia opera apologetica in cui la sistematica confutazione della religione pagana si accompagna con un'esposizione della fede cristiana piuttosto superficiale. [...] Delle opere a noi giunte, il De opificio Dei (303-304) esalta la perfezione dell'organismo umano, composto di anima e corpo; le [...] Divinae institutiones ("manuale di religione": il titolo le contrappone alle "istituzioni" giuridiche e oratorie) in 7 libri [...] combattono scritti di un filosofo (difficilmente Porfirio) e di un magistrato (Ierocle), dimostrando che la vera filosofia è quella di Gesù Cristo e, per convincere di ciò i non credenti e istruirli, L. si fonda soprattutto sull'etica, e ricorre frequentemente ad autori pagani (specie Virgilio e gli Oracoli Sibillini), mentre nello stile imita Cicerone ("Cicerone cristiano" fu chiamato da G. Pico della Mirandola). [...] Il De ira Dei (circa 313-315), contro i filosofi che parlano di un Dio apatico o atarassico, mostra che Dio non è malvagio o iracondo, ma giusto, quando punisce i malvagi. In relazione con questo, appare logico riconoscere a Lattanzio anche il De mortibus persecutorum (di autenticità contestata da varî studiosi, ma di attendibilità storica generalmente riconosciuta entro certi limiti) [...].

library.weschool.com  • Tra paganesimo e cristianesimo nell’età di Costantino

L’epoca che va dalla fine della tetrarchia alla conquista del potere da parte di Costantino ha le caratteristiche convulse di un’età di trapasso: in questi anni si collocano le ultime persecuzioni anticristiane e le prime incursioni barbariche. Con la proclamazione dell’editto di tolleranza religiosa la situazione muta nettamente e il cristianesimo si appresta a vivere la sua stagione trionfante, anche se il confronto con il paganesimo dal punto di vista culturale è sempre vivo e pressante. Le personalità letterarie di questo tempo, Arnobio, Lattanzio, Firmico Materno, Giovenco, rivelano un’identità per certi versi ancora sospesa tra i due mondi...

(Questo stesso documento è allegato sotto le voci ARNOBIO e LATTANZIO)

DA COSTANTINO ALLA FINE DELL'IMPERO ROMANO D'OCCIDENTE (305-476 a.C.)

[...] Il IV secolo vede il trionfo del cristianesumo e il tramonto del paganesimo in virtù della politica di Costantino, Costante, Costanzo II e Teodosio. Eppure, nel corso del secolo, si registrano alcuni tentativi di far rinascere la cultura pagana operati sia dall'aristocrazia senatoria che dalla classe intellettuale, tanto che si è parlato di vera e propria "rinascita pagana". Infatti si assiste ad una forte ripresa della neosofistica e del neoplatonismo che non poca influenza hanno esercitato sullo sviluppo e sulla definizione del pensiero cristiano. E d'altra parte si sviluppa una buona letteratura pagana, certamente più fiorente e meglio elaborata di quella del secolo precedente. Ma forse hanno ragione coloro che [...] parlano non di "rinascita" ma di "reazione pagana" nata dall'esigenza della nobiltà senatoria di tentare di riconquistar ele posizione di prestigio e di potere ormai perdute [...]. Ma già dalla seconda metà del secolo si deve registrare il predominio della cultura cristiana. [...] La cultura pagana ormai è al tramonto: si registrano le sue ultime manifestazioni con la poesia panegiristica di Claudiano, con il De reditu di Namanziano che esprime il suo rimpianto per un mondo ormai in declino irreversibile [...], e con l'opera di Macrobio e Marziano Capella, la quale costituisce una sorta di ponte tra la cultura classica e quella medievale. [...]

Ammiano Marcellino

Dopo Tacito, l'ultimo grande storico di Roma

Storico latino, nato in Antiochia da famiglia greca, forse tra il 332 e il 335 d. C. Divenuto aiutante del magister equitum Ursicino, lo seguì a Milano, a Colonia, in Gallia, alla corte imperiale di Sirmio, e partecipò alle guerre contro i Persiani; salvatosi dall'assedio di Amida (359), quattro anni dopo seguì l'imperatore Giuliano in una nuova campagna contro i Persiani. Lasciate quindi le armi, visitò varie regioni e si recò a Roma dove attese, negli ultimi anni del secolo, alla composizione della sua opera storica. Essa, intitolata Rerum gestarum libri (31 libri), abbracciava il periodo da Nerva (al quale si arresta l'opera storica di Tacito) a Valente (96-378): ma i primi 13 libri (fino all'anno 352) sono andati perduti. La parte giunta fino a noi ha grande importanza per la narrazione degli avvenimenti contemporanei all'autore, e si eleva grandemente sulla mediocre storiografia del tardo Impero per serietà di metodo, ampiezza di vedute, serena imparzialità (specie di fronte alle lotte religiose). Lo stile, al contrario, è mediocre, ispirato alla retorica delle scuole.

Claudiano

Claudio Claudiano fu un poeta latino (IV-V sec. d. C.), nato in Alessandria d'Egitto, visse a Roma dal 395 d. C. al 404 (forse data della sua morte) e frequentò la corte imperiale; fra il 400 e il 401 ottenne la dignità di patrizio. Fu pagano ed ebbe come lingua nativa il greco: apprese il latino dallo studio dei classici. Con vena copiosa, ma senza vera poesia, celebrò la grandezza di Roma esaltando Stilicone, salvatore dell'Italia e di Roma dai barbari. Usò l'esametro nei panegirici, nelle invettive, nei poemi storici e mitologici, negli epitalamî; il distico elegiaco nelle prefazioni ai poemi maggiori e nei carmina minora. Dei carmina maiora< sono più importanti: le invettive contro Rufino (2 libri, 396) ed Eutropio (2 libri), ministri di Arcadio e avversarî di Stilicone; i poemi storici: De bello Gildonico (398); De consulatu Stilichonis (3 libri, 399-400); De bello Gothico in 647 esametri, sulla vittoria di Stilicone contro Alarico a Pollenza nel 402; i poemi mitologici: De raptu Proserpinae libri III (395-98); Gigantomachia in 127 esametri e mezzo (incompleta). Dei carmina minora si ricordano le Epistulae: Ad Serenam (circa 404); Ad Olybrium e Ad Probinum (395); Ad Gennadium (circa 396) e la Deprecatio ad Hadrianum (396). [...]

Namaziano

Rutìlio Namaziano fu un poeta latino (sec. V d. C.), nato in Gallia (a Poitiers, o a Tolosa, o a Narbona) da Lacanio che fu governatore di Tuscia e Umbria. Fu praefectus urbi nel 414; imbarcatosi (417) a Portus Augusti per tornare in patria, descrisse il suo viaggio dalla foce del Tevere a Luni (le vecchie strade consolari di terra erano ormai in rovina e malsicure) in un poema in distici elegiaci De reditu suo (in due libri, il primo di 644 versi, il secondo interrotto al v. 68). Oltre alla descrizione degli spettacoli naturali e ai ricordi eruditi che affiorano a ogni tappa del viaggio, sono notevoli nel poema l'ammirazione e l'amore per la bellezza e la grandezza di Roma, che egli sente con animo pagano, avverso al cristianesimo; in una lunga (I, 47-164) apostrofe a Roma è il verso (63) che la esalta come unica patria di genti di ogni terra: fecisti patriam diversis gentibus unam.

TRECCANI  • Rutilio Namaziano

Durata 3'43

PATRISTICA

Il termine «patristica» è adottato dagli studiosi per indicare la produzione di particoalri opere, di carattere etico, dottrinale e teologico, che, insieme alla Scritture, cioè alle opere del Vecchio e del Nuovo Testamento, costituiscono il fondamento culturale e dottrinale della Chiesa. Perciò gli autori di tali opere vengono considerati come i «Padri» della Chiesa stessa. Si tratta di scrittori, appartenenti sia alla Chiesa d'Oriente che a quella d'Occidente, che fiorirono nel IV secolo e con la forza della loro grande personalità segnarono tutto il successivo cammino della cristianità. I maggiori rappresentanti della patristica orientale del IV secolo furono: Eusebio, vescovo di Cesarea, vissuto tra il 265 e il 340 autore di opere teologico-dottrinali [...] e storiche; Atanasio, vescovo di Alessandria d'Egitto, vissuto tra il 295 e il 373, autore [tra gli altri] di Tre discorsi contro gli ariani [...]; Basilio di Cesarea, che nacque il 330 circa e fu vescovo della sua città [...] il quale scrisse [tra gli altri] l'Esamerione [...]; Gregorio di Nazianzo, nato nel 330 e nominato vescovo di Costantinopoli nel 318, autore di Discorsi di teologia e soprattutto di Epigrammi; Gregorio di Nissa [...] vescovo della sua città nel 371, autore del Grande discorso catechetico; Giovanni Crisostomo, cioè "bocca d'oro", così chiamato per la sua eccellente eloquenza [...] vescovo di Costantinopoli autore di orazioni [...] e di due discorsi Su Eutropio.
In campo occidentale le figure più rappresentative furono senz'altro Ambrogio, Girolamo e Agostino. [...]

   library.weschool.com  • Da Ambrogio a Girolamo

Insieme ad Agostino, Ambrogio e Girolamo sono i maggiori padri latini. Ambrogio svolge un’attività intensa come vescovo di Milano, attento alle questioni politiche, così come alla difesa della dottrina ortodossa; grande predicatore, propone una soluzione di conciliazione con la cultura pagana. In Girolamo, una personalità complessa, tormentata dal dissidio tra cristianesimo e cultura pagana, si intrecciano le due linee fondamentali dell’ascetismo e dell’interesse filologico per il testo biblico. [...]
(Questo stesso materiale è allegato sotto le voci PATRISTICA, AMBROGIO, AGOSTINO, GIROLAMO)

Ambrogio

Ambrogio Dottore della Chiesa (Treviri 333 o 340-Milano 397), santo. Rimasto orfano del padre, che a Treviri era forse prefetto al pretorio, si recò a Roma con la madre, la sorella Marcellina (monaca nel 353 o 354) e il fratello Satiro (m. 378). Protetto da Sesto Petronio Probo, prefetto al pretorio, divenne (370 ca.) consularis dell’Emilia e della Liguria, con residenza a Milano. Morto il vescovo Aussenzio, ariano, A., ancora catecumeno, fu proclamato vescovo e in pochi giorni ebbe il battesimo e la consacrazione (7 dic. 374). Iniziò quindi la preparazione teologica e compose dapprima scritti esegetici e in lode della verginità. [...] Dei trattati esegetici, in cui impiegò largamente l’allegorismo, il più noto è l’Hexaëmeron (sui 6 giorni della creazione); tra i morali, il De officiis ministrorum, ricalcato sul De officiis ciceroniano, è il primo tentativo di sintesi dell’etica cristiana. Importanti, come documenti storici, le lettere.

TRECCANI  • Ambrogio: vita e opere

Durata 4'17

   library.weschool.com  • Da Ambrogio a Girolamo

Insieme ad Agostino, Ambrogio e Girolamo sono i maggiori padri latini. Ambrogio svolge un’attività intensa come vescovo di Milano, attento alle questioni politiche, così come alla difesa della dottrina ortodossa; grande predicatore, propone una soluzione di conciliazione con la cultura pagana. In Girolamo, una personalità complessa, tormentata dal dissidio tra cristianesimo e cultura pagana, si intrecciano le due linee fondamentali dell’ascetismo e dell’interesse filologico per il testo biblico. [...]
(Questo stesso materiale è allegato sotto le voci PATRISTICA, AMBROGIO, AGOSTINO, GIROLAMO)

Girolamo

Sofronio Eusebio Giròlamo (santo) fu un Dottore della Chiesa latina (Stridone, nei pressi di Aquileia, 347 circa - Betlemme 419); di un'agiata famiglia cristiana, Girolamo venne a Roma giovanissimo, con l'amico Bonoso, per compiervi eccellenti studî di grammatica e retorica. Qui, sotto maestri valenti (Elio Donato fu uno di questi), inclinò definitivamente per la filologia e le lettere con un atteggiamento e una passione che hanno caratterizzato il suo ascetismo e hanno fatto di Girolamo il simbolo dell'umanesimo cristiano. [...] Nel 374 è ad Antiochia dove Evagrio lo accoglie e l'assiste durante una lunga malattia. In questi anni a Calcide si colloca la rivoluzione intellettuale di Girolamo, il suo netto ripudio della letteratura pagana e la decisione di dedicare alla Scrittura ogni sua passione: causa ne sarebbe stato - raccontava egli stesso a Eustochio, in una lettera famosa (XXII, 30) - un sogno in cui Cristo gli aveva rimproverato d'essere "ciceroniano, non cristiano". [...] Assai apprezzato dal papa letterato, è incaricato di rivedere sui testi greci l'antica versione latina della Bibbia: da quest'opera è nato il Psalterium Romanum (il Gallicanum sarà preparato dallo stesso Girolamo in seguito). [...] Per oltre un trentennio G. compie un lavoro imponente di traduttore, esegeta e polemista. [...] La sua rielaborazione del Chronicon di Eusebio ebbe importanza fondamentale nella cultura del Medioevo e del primo Umanesimo, ed è tuttora fonte insostituibile di notizie, soprattutto per ciò che concerne la cronologia della letteratura latina.[...]

TRECCANI  • La vita di san Girolamo

Durata 5'00

   library.weschool.com  • Da Ambrogio a Girolamo

Insieme ad Agostino, Ambrogio e Girolamo sono i maggiori padri latini. Ambrogio svolge un’attività intensa come vescovo di Milano, attento alle questioni politiche, così come alla difesa della dottrina ortodossa; grande predicatore, propone una soluzione di conciliazione con la cultura pagana. In Girolamo, una personalità complessa, tormentata dal dissidio tra cristianesimo e cultura pagana, si intrecciano le due linee fondamentali dell’ascetismo e dell’interesse filologico per il testo biblico. [...]
(Questo stesso materiale è allegato sotto le voci PATRISTICA, AMBROGIO, AGOSTINO, GIROLAMO)

TRECCANI  • San Gerolamo nello studio di Antonello da Messina

Durata 1'21 - Due rappresentazioni dell’uomo e dello spazio

Agostino

Aurelio Agostino - Dottore della Chiesa, filosofo e teologo, vescovo d'Ippona e santo (Tagaste in Numidia, od. Sūq-Ahras in Algeria, 13 nov. 354 - Ippona, od. Bona, 28 ag. 430); fu uno dei quattro grandi Dottori della Chiesa occidentale, detto "il Dottore della Grazia". La sua opera ha segnato la storia della religiosità e della filosofia europea. [...] Appunto le polemiche, insieme con la conversione, l'ordinazione e la consacrazione, contrassegnano, all'ingrosso, anche periodi dello svolgimento del pensiero di lui. Con la conversione comincia la polemica contro i manichei, già accennata nei Dialoghi di Cassiciaco e continuata in una serie di scritti per lo più filosofico-religiosi [...]. L'ordinazione sacerdotale obbliga Agostino a spiegare al popolo i libri sacri; egli partecipa più intimamente della vita della Chiesa e viene a conoscere lo scisma che tormenta la Chiesa africana. Comincia così la polemica contro il donatismo, con l'interessante Psalmus abecedarius contra partem Donati, primo esempio degli scritti popolareggianti di A. (versi di 16 sillabe, abbandono della prosodia e metrica classica, assonanza in e), poi con una serie di opere (Contra epistolam Parmeniani, De baptismo, Contra litteras Petiliani, Contra Cresconium) fino alla grande "conferenza" di Cartagine (411; Breviculus collationis cum donatistis) quindi, con minor frequenza di scritti, sino al Contra Gaudentium (420 circa) [...]. Ma con l'ordinazione Agostino si dedica anche con maggiore intensità allo studio della Bibbia: specialmente del Genesi, passando dall'interpretazione strettamente allegorica [...] a quella letterale, e insieme di valore filosofico [...], e di san Paolo [...].

TRECCANI  • La vita di sant'Agostino

Durata 6'00

TRECCANI  • Agostino: temi e pensieri

Durata 13'55 - Agostino fu un autore talmente prolifico che si fatica ad elencare tutte le sue opere. Tra le opere autobiografiche si possono annoverare le Retractationes, e le più celeberrime Confessiones [...]

   library.weschool.com  • Da Ambrogio a Girolamo

Insieme ad Agostino, Ambrogio e Girolamo sono i maggiori padri latini. Ambrogio svolge un’attività intensa come vescovo di Milano, attento alle questioni politiche, così come alla difesa della dottrina ortodossa; grande predicatore, propone una soluzione di conciliazione con la cultura pagana. In Girolamo, una personalità complessa, tormentata dal dissidio tra cristianesimo e cultura pagana, si intrecciano le due linee fondamentali dell’ascetismo e dell’interesse filologico per il testo biblico. [...]
(Questo stesso materiale è allegato sotto le voci PATRISTICA, AMBROGIO, AGOSTINO, GIROLAMO)

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