GRAMMATICA

Ortografia

L'ortografia è l'insieme di regole che stabiliscono la corretta forma scritta delle parole. La trascrizione grafica dei suoni (...) non è sempre fedele, perché obbedisce a consuetudini sedimentate nel tempo e ormai irrinunciabili, pena il disorientamento di chi legge. Per questo motivo, nella scrittura è necessario un controllo formale condizionato dalle regole ortografiche le cui particolarità fanno spesso sorgere dubbi.

Approfondimento

Curiosità: Verbo dare. Si accenta “do”, “dai”? E l'espressione “dai” col significato di su, forza? (www.treccani.it)

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Quiz ed esercizi online da svolgere da solo o in classe per il ripasso della grammatica italiana: dall'analisi grammaticale all'analisi del periodo

Il verbo

Il verbo, che ha nella frase un ruolo centrale, è la parola più ricca di informazioni. Può designare un'azione, una condizione, un modo d'essere. È composto di una radice, la parte fissa che ne trasmette il significato, e di una desinenza, la parte variabile che, a seconda delle sue forme indica la persona, il numero, il modo e il tempo.

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Il verbo-1(Mondadori)

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Il verbo-2(Mondadori)

STORIA DELLA LINGUA ITALIANA

Le lingue sorgono dall'uso spontaneo di un gruppo di parlanti, ma diventano lingue affermate e riconosciute quando vengono messe anche per iscritto e appoggiate da un potere politico, e talvolta militare (una casa regnante una classe dominante), che interviene a sostenere quell'uso e lo impone ai sudditi nelle cerimonie e negli atti ufficiali. È quanto è accaduto in Francia, in Spagna e in altri Paesi. In Italia le cose sono andate diversamente. L'italiano si è formato dal dialetto fiorentino attraverso le opere di scrittori di eccezionale capacità creativa e si è affermato per la rapida e spontanea adesione al loro modello da parte delle persone colte di altre regioni. In Italia la lingua ha preceduto di secoli, e preparato, l'esistenza di uno Stato, che è diventato strumento necessario perché quella lingua giungesse a un intero popolo e potesse affemarsi nel mondo intero.

Dall'origine delle lingue romanze alla nascita dell'italiano

L'introduzione del volgare come lingua di espressione culturale in Italia è la conseguenza dell'ascesa della classe borghese-mercantile, che avverte l'esigenza di esprimere la propria visione del mondo e i propri valori attraverso una lingua diversa dal latino, che in pochi ormai conoscono. Alla corte siciliana di Federico II per la prima volta viene elaborata una lingua letteraria raffinatissima, il cosiddetto siciliano illustre; quando l'esperienza di questi poeti si esaurisce, la loro eredità viene raccolta dalla Toscana e nel secolo successivo i tre grandi modelli di Dante, Petrarca e Boccaccio consacrano il fiorentino come lingua letteraria d'eccellenza. Il latino resta la lingua della cultura dotta, mentre acquistano sempre maggior prestigio il francese (lingua d'oïl) e il provenzale (lingua d'oc), che lasceranno un segno profondo nel vocabolario italiano.

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Dal latino alle lingue romanze

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Origine delle lingue romanze

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I primi documenti in volgare

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L'italiano del Trecento

Bignomi.it &nbs; •  Origini della lingua italiana (Paola Cortellesi)

L'italiano dal Rinascimento all'età contemporanea

Nel Cinquecento la lingua letteraria diviene più stabile e solida grazie anche ad un'intensa attività critica intorno alle radici e ai modelli dell'italiano: vi sono numerosi tentativi di sistemazione grammaticale. Appunto nel corso di questo secolo giunge al suo culmine quella lunghissima controversia sulla norma linguistica da adottare nelle scritture che prende il nome di «questione della lingua». Avviata dallo stesso Dante (...) tale controversia (...) ha avuto notevoli implicazioni culturali e persino politiche.
Il letterato veneziano Pietro Bembo (...) afferma l'esigenza di rifearsi al toscano letterario arcaico, rappresentato in particolare dal Boccaccio per la prosa e dal Petrarca per la poesia; il suo gusto aristocratico gli fa mettere da parte Dante (...). La vittoria della linea bembiana fu sancita nella stessa Firenze da un'istituzione che sarebbe rimasta a lungo un autorevole tribunale della nostra lingua letteraria: (...) l'Accademia della Crusca.
(...)Una vivace reazione al purismo espresso dal Vocabolario della Crusca si ebbe nel Settecento con l'Illuminismo. Particolarmente attivo nella polemica, fu il gruppo milanese raccolto intonro alla rivista «Il Caffè» (1764-1766), sotto la direzione dei fratelli Pietro e Alessandro Verri(...) (i quali) rivendicano la necessità di un linguaggio nuovo, adatto ad una società più moderna (...), occorre rendere l'italiano più duttile e concreto accogliendo i neologismi e i forestierismi connessi ai progressi della scienza e della tecnica (...).
È soltanto a partire dal secondo Ottocento che l'italiano scritto si avvicina all'italiano parlato. (...) Il Manzoni riconosce che la lingua è un bene di tutti, non un patrimonio riservato a poche persone colte. La lingua letteraria rappresenta solo una parte del sistema linguistico, il quale deve adeguarsi ai bisogni comunicativi dell'intera società dei parlanti.

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La lingua italiana dal Rinascimento all'Illuminismo

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La questione della lingua italiana tra XIX e XX secolo

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