L'ETÀ DI CESARE

[...] A cavallo tra il II e il I secolo a.C., in concomitanza con la maturazione di alcuni processi di natura politica e sociale, si verifica sul piano culturale una vera e propria rivoluzione.[...] Gli intellettuali dell'età cesariana non hanno un atteggiamento univoco nei confronti dell'attività pibblica. Vi sono poeti, come Catullo e i neoterici, il cui atteggiamento [...] è improntanto più a indifferenza che a ribellione, e la cui esistenza è vissuta in una dimensione quasi esclusivamente privata. [...] Non diverso è l'atteggiamento di Lucrezio, il quale per un verso risolve a favore dell'otium il tradizionale dilemma tra impegno e disimpegno politico, per l'altro concepisce l'attività letteraria non come veicolo di valori, bensì come coadiuvante nel processo conoscitivo. [...] Diversa è la posizione di altri intellettuali di questo periodo come Sallustio e Cicerone, i quali, pur rivendicandno piena dignità alla loro attività letteraria, la vedono pur sempre come ripiego rispetto all'attività politica finalizzata d una funzione civile. [...]

Neòteroi

Per indicare il gruppo dei poetae novi a volte si usa il termine «scuola» a volte quello di «circolo». Ovviamente non si trattava di una vera e propria scuola, in quanto era assente una codificazione di princìpi poetici cui tutti uniformassero il loro lavoro creativo. E neppure si trattava di vero e proprio circolo con una struttura organizzativa che potesse far pensare a quela dei moderni ritrovi culturali. Era un sodalizio, una spontanea frequentazione di giovani animati dallo stesso amore per la poesia, che essi desideravano rinnovare nelle sue forme e nei suoi concentui. Di questi poeti, tranne che di Catullo, non ci rimane quasi nulla, e per saperne di più bisogna ricorrere o allo stesso Catullo, che li cita spesso nei suoi carmi, oppure a studiosi posteriori che ne parlano nei loro scritti. Oggi la critica tende a individuare tra i poetae novi due gruppi, uno che fa capo a Valerio Catone e che comprende Furio, Bibaculo, Ticida e Cornificio, l'altro che annovera, oltre a Catullo, poeti come Calvo e Cinna. Il primo gruppo sarebbe politicamente conservatore e sul piano specificatamente artistico includerebbe personaggi che alternano interessi per la poesia di stampo alessandrino con altri derivati dalla tradizione letteraria [...]. Il secondo gruppo sarebbe più "apolitico", più rigido nel rifiuto della cultura precedenete e vi apparterrebbero i poeti «puri», quelli che riservano ogni loro energia esclusivamente all'arte poetica. [...] In realtà i neoteroi costituivano «una libera corrente artistica, aperta a tutte le suggestioni» (Paratore). Chi fra tutti questi poeti godetti di maggior fama fu senza dubbio C. Elvio Cinna il cui nome è legato alla Zmyrna, un poemetto epico molto celevrato da Catullo [...]. Erudizione, preziosismo stilitico, gioco delle allussioni, concettuosità, ricercatezza del linguaggio fecero di questo componimento l'emblema della "poesia impegnata" nell'ambito della poetica neoterica. [...]

Catullo

Gaio Valerio Catullo fu un poeta lirico latino (n. Verona 84 a. C. circa - m. non prima del 54). Di agiata famiglia, andò a Roma appena indossata la toga virile e fu accolto nell'alta società e nei circoli letterarî più noti. Fu ben fornito di ricchezze con una casa a Verona e a Roma, una villa a Sirmione sul Garda, un'altra fra Tivoli e la Sabina. A Roma avvenne l'incontro e sorse l'amore per la donna che doveva essere la gioia e la tragedia della sua vita di poeta e d'uomo, ch'egli cantò sotto lo pseudonimo di Lesbia (con tutta probabilità Clodia, una delle sorelle di Publio Clodio Pulcro, moglie di Quinto Metello Celere). Non si sa quando cominciò l'amore tra C. e Lesbia; certo era cessato nel 55 a. C., ma già prima del 57 la morte del fratello aveva allontanato il poeta dalla sua donna; era stato un continuo succedersi di rotture e di riconciliazioni. [...] I carmi di Catullo si possono dividere in tre sezioni:

  • 1. le cosiddette nugae, piccoli carmi in metri varî con prevalenza di endecasillabi (1-60);
  • 2. i cosiddetti carmina docta (61-68), di maggiore impegno, epitalamî, poemetti, elegie, in composizione strofica di gliconei e ferecratei (61), esametri (62 e 64), galliambi (63), distici elegiaci (65-68);
  • 3. epigrammi in distici elegiaci (69-116) che per l'argomento non si distinguono dalle nugae.

TRECCANI  • Catullo: vita e opere

Durata 3'55

TRECCANI  • Il Liber di Catullo

Durata 3'13

TRECCANI  • Catullo: temi e pensieri

Durata 6'49

library.weschool.com  • Catullo: poesia e precarietà della vita

Attraverso la poesia di Catullo, l’eros entra nella letteratura latina come protagonista centrale dei suoi carmi; il poeta canta e indaga i diversi aspetti del sentimento amoroso, sia in modo convenzionale che innovativo, attraverso un raffinato gioco letterario influenzato dall’ars poetica di origine ellenistica.

Lucrezio

Tito Lucrèzio Caro fu un poeta latino del I sec. a. C. La tradizione antica non è concorde sulle date di nascita e di morte, che si possono collocare rispettivamente nel primo decennio del sec. I a. C. e intorno al 55 (secondo una notizia, sarebbe morto il giorno stesso in cui Virgilio prese la toga virile, il 15 ott. del 53). Non è noto il luogo di nascita: elementi di onomastica locale e generici riferimenti contenuti nell'opera hanno fatto pensare a Pompei, ma senza prove sicure. Della sua vita, unico e tutt'altro che certo episodio rilevante a noi noto è la sua follia, dovuta a un filtro amoroso, di cui ci informa s. Girolamo.[...]
Lucrezio è autore del De rerum natura, a noi giunto nella forma che, a quanto pare, gli dette Cicerone quando alla morte del poeta ebbe tra le mani il manoscritto (compiuto ma non limato) e lo rivide rapidamente per la pubblicazione. Il poema si divide in 6 libri, a ognuno dei quali è premesso un proemio. [...] Il De rerum natura è l'esposizione del mondo secondo i principî della filosofia di Epicuro, della quale Lucrezio si mostra eccellente conoscitore e assertore tanto convinto da non introdurre praticamente nulla di proprio. Per quel che riguarda la forma dell'opera, l'idea di un grande poema didascalico è tipicamente presocratica e, in particolare, sembra effettivamente che nella forza espressiva del linguaggio e nell'elevatezza delle immagini Lucrezio abbia preso a modello il poema Sulla natura di Empedocle. Ma al di là di ogni imitazione e modello, è chiaro che il soggetto della vasta opera, che non ha confronti nel suo genere nella letteratura latina [...].

TRECCANI  • Lucrezio: vita e opere

Durata 5'24

TRECCANI  • Lucrezio: temi e pensieri

Durata 6'13

library.weschool.com  • Lucrezio: una scuola filosofica in forma di poesia

Con il De rerum natura Lucrezio introduce nella letteratura latina il primo esempio di poesia didascalica, volta a trasmettere la sua originale visione del mondo, in netto contrasto con il pensiero tradizionale, attraverso il piacere della lettura; il messaggio di Lucrezio è fondato sulla dottrina epicurea secondo cui l’obiettivo dell’uomo deve essere la ricerca della felicità attraverso la liberazione dalla paura della morte e la conoscenza della natura.

CICERONE

Vita

Marco Tullio Cicerone fu uno scrittore e oratore latino (Arpino 106-Formia 43 a.C.). Nato da agiata famiglia equestre, ebbe a Roma maestri di diritto i due Scevola, l’augure e il pontefice, di filosofia l’accademico Filone di Larissa e lo stoico Diodoto, di eloquenza specialmente Apollonio Molone di Rodi. [...] ottenne la questura per la Sicilia occidentale (75). Là si guadagnò la gratitudine dei siciliani, che poi lo vollero loro patrono nella causa da essi intentata contro Verre. C. sventò i tentativi di salvataggio operati dagli oligarchi in favore di Verre, e appena presentò i risultati della sua inchiesta (Actio I in Verrem), Verre partì volontariamente in esilio...

TRECCANI  • Cicerone: vita

Durata 3'33

YOUTUBE  • la situazione politica a Roma e la Congiura di Catilina

Disegni di S.Toppi: testo di M.Milani - La vicenda che segnò la fine della Repubblica a Roma - Video e Musiche di Arturo Franzese. (Durata 16'37)

Opere filosofiche

Le opere filosofiche di Cicerone costituiscono un'importante fonte su teorie filosofiche ellenistiche poco documentate direttamente. In particolare gli Academica sono una testimonianza essenziale sullo scetticismo della media Accademia. In molti casi Cicerone traduce per la prima volta in latino termini filosofici greci. Ad esempio i termini «probabile» e «probabilità», usati con leggere varianti in tutte le lingue occidentali per indicare concetti filosofici e scientifici, traggono il loro significato attuale dalla scelta di Cicerone di tradurre con il latino probabilis il termine πιθανὸς (pithanòs), nel senso in cui esso è usato da Carneade...

TRECCANI  • Cicerone: Opere filosofiche

Durata 12'17

TRECCANI  • Cicerone: Opere

(Lo stesso contenuto è presente in tutte le sezioni) — Durata 8'57

Orazioni

Cicerone è certamente il più celebre oratore dell'antica Roma.[99][100] Nel Brutus egli ritiene completato con se stesso (non senza un certo fine autocelebrativo) lo sviluppo dell'arte oratoria latina, e già da Quintiliano la fama di Cicerone quale modello classico dell'oratore è ormai incontrastata. Cicerone ha pubblicato da sé la maggior parte dei suoi discorsi; cinquantotto orazioni (alcune parzialmente lacunose) le abbiamo ricevute nella versione originale, circa 100 sono conosciute per il titolo o per alcuni frammenti. I testi si possono dividere grosso modo tra orazioni pronunciate di fronte al Senato o al popolo e tra le arringhe pronunciate in qualità di - utilizzando termini moderni - avvocato difensore o pubblica accusa, nonostante anche questi ultimi abbiano spesso un forte substrato politico, come nel celeberrimo caso contro Gaio Verre, unica volta in cui Cicerone compare come accusatore in un processo penale. Il suo successo è dovuto alla sua abilità argomentatoria e stilistica, che si sa adattare perfettamente all'oggetto dell'orazione e al pubblico,[101] soprattutto alla sua tattica astuta, che si adatta di volta in volta al particolare uditorio, appoggiando appropriatamente diverse scuole filosofiche o politiche, al fine di convincere il pubblico contrario e raggiungere il proprio scopo...

TRECCANI  • Cicerone: Opere

Durata 8'57

TRECCANI  • Opere retoriche e Orazioni

(Lo stesso contenuto è presente sotto OPERE RETORICHE) — Durata 11'24

Scritti di retorica

[...] Così come per Cicerone è difficile distinguere tra vita ed opere, così in particolare differenziare tra scritti filosofici e retorici è sì pratico e chiaro, ma tuttavia non rappresenta pienamente la concezione e l'opinione di Cicerone. Già nella sua prima opera conservata (De inventione I 1-5) chiarisce che la sapienza, l'eloquenza e l'arte del governare hanno sviluppato un legame naturale, che indubbiamente ha contribuito allo sviluppo della cultura degli uomini e che dev'essere ristabilito. Egli ha in mente quest'unità come modello ideale sia negli scritti teoretici sia anche nella sua propria vita activa al servizio della Repubblica - o almeno è così che egli ha voluto idealizzare e vedere la propria realtà.
Perciò non è affatto sorprendente se Cicerone ha sviluppato i suoi scritti filosofici con i mezzi della retorica e strutturato le sue teorie della retorica su principi filosofici. La separazione tra sapienza ed eloquenza Cicerone l'addossa alla «rottura tra linguaggio e intelletto» compiuta dalla filosofia socratica (De oratore III 61) e tenta attraverso i suoi scritti di "risanare" questa frattura; e quindi per una migliore attuazione la filosofia e la retorica secondo lui devono essere dipendenti l'una dall'altra (v. p.e. De oratore III 54-143); Cicerone stesso dichiara che «io sono diventato un oratore [...] non nelle scuole dei retori ma nei saloni dell'Accademia»: con ciò allude alla sua formazione sulle dottrine della Nuova Accademia di Carneade e Filone di Larissa, suo maestro....

library.weschool.com  • Cicerone tra retorica e politica

Il nome di Cicerone evoca anzitutto una straordinaria capacità oratoria, un modello di lingua e stile rimasto punto di riferimento ineludibile nei secoli in cui l’Europa colta ha continuato a parlare latino. Ma Cicerone è anche molto altro: un infaticabile divulgatore della filosofia greca a Roma, un politico attivamente coinvolto nelle tormentate vicende del suo tempo, ma anche uno straordinario teorico della politica, un pensatore costantemente proteso alla ricerca di una via d’uscita dall’imbuto nel quale la repubblica aristocratica stava precipitando. Rilievo non minore ha infine il suo epistolario, il più ricco dell’Antichità, che consegna ai posteri un monumento di umanità e svela le pieghe più intime dell’uomo Cicerone [...].

TRECCANI  • Opere retoriche e Orazioni

(Lo stesso contenuto è presente sotto ORAZIONI) — Durata 11'24

TRECCANI  • Cicerone: Opere

(Lo stesso contenuto è presente in tutte le sezioni) — Durata 8'57

ERUDIZIONE E BIOGRAFIA

L'ultimo secolo della repubblica registrò una grande fioritura di opere a carattere erudito. Tutto il passato, dalle tradizioni religiose alle manifestazione folcloristiche, dal diritto antico alle strutture linguistiche arcaiche, dai fatti mitici ai primi avvenimenti della storia di Roma, divenne oggetto di un interesse maniacale da parte di molti studiosi, non solo quelli che ne fecero campo pressoché esclusivo di indagine, ma anche di quelli, come Cicerone, che apparentemente rivolesero l'attenzione solo ai fatti del presente. Alla base di tanto interesse c'è soprattutto l'esigenza di recuperare [...] le radici della propria tradizione [...]. Non manca inltre una motivazione etica: [...] il recupero del passato e dei sani costumi del mos maiorum assume il significato di una riabilitazione morale. [...] c'è poi anche un forte orgoglio nazionalistico. [L' intellettuale romano vuole] vantare un originale patrimonio di tradizioni e di cultura. L'intento comparativitico, infatti, è alla base di molte opere di questi studiosi, strutturate proprio come confronto tra fatti, personaggi e costumi della civiltà romana e quelli analoghi di altre civiltà. In quest'opera di ricerca si sono distinti, olte a Varrone [...], Pomponio Attico, Nigidio Figulo, e soprattutto Cornelio Nepote. [...]

Cornelio Nepote

Scrittore latino del I sec. a. C. Nacque al principio del secolo in una città non nota della regione padana. Visse a Roma lontano dalla vita politica; fu amico di Attico, di Cicerone, di Catullo, che gli dedicò le sue poesie. Morì nel 32 a. C. Scrisse diverse opere storiche: Chronica, compendio cronologico di storia universale; Exempla, raccolta di aneddoti e curiosità antiquarie; una vita di Cicerone, De viris illustribus, biografie in 16 libri distinte per categorie (re, generali, poeti, ecc.). Di tutta la sua produzione ci è pervenuta solo una parte di quest'ultima opera, e cioè, oltre a frammenti, il libro delle vite dei generali stranieri e le vite di Catone e Pomponio Attico. In esse Cornelio Nepote si mostra solo mediocre compilatore, episodico e talora anche inesatto. Caratteristica del suo stile è la semplicità.

TRECCANI  • Cornelio Nepote

Durata 2'53

library.weschool.com  • Cornelio Nepote e il relativismo dei costumi

Cornelio Nepote è in contatto con i massimi intellettuali del suo campo, da Catullo a Cicerone; dalla vita politica preferisce tenersi lontano, come tanti suoi contemporanei, scegliendo di consacrare l’intera esistenza allo studio e alla scrittura. Infaticabile biografo, oltre che storico e poeta, di lui ci restano esigue porzioni di un’opera in origine assai più vasta, quelle Vite degli uomini illustri che hanno fondato un genere destinato a grande fortuna nella letteratura europea...

Marco Terenzio Varrone

Scrittore latino (n. Rieti 116 a. C. - m. 27 a. C.), detto dal luogo di nascita Varrone Reatino (Reatinus); erudito, poligrafo, uno degli autori più fecondi e importanti del mondo antico. L'importanza di V. è determinata sia dall'immensa mole del lavoro compiuto, sia dal sentimento patriottico e dall'elevato spirito morale che l'animavano. Assai ammirato dai contemporanei, da lui attinsero poi tutti gli eruditi e in genere la cultura romana (e anche greco-romana) dei secoli successivi. Nella filologia e nell'antiquaria egli raggiunse il massimo livello nel mondo romano, e certo fu in senso assoluto tra i maggiori rappresentanti della cultura del mondo antico. Suo merito principale fu di raccogliere una massa di materiale, ordinata con notevole spirito sistematico, anche se non sempre con autentico spirito critico.[...]

TRECCANI  • Cornelio Nepote

Durata 4'53

CESARE

Vita

Gaio Giulio Cesare fu un Generale romano, triumviro, dittatore (Roma 100/102 - ivi 44 a. C.). Nato da nobile famiglia romana, fu bandito da Silla; prestò servizio nelle province dell'Asia Minore tra l'81 e il 78, fu questore nel 70, edile nel 65, pontefice massimo nel 63, pretore in Spagna nel 62. A Roma nel 60 a. C. costituì il primo triumvirato con Pompeo e Crasso. Console nel 59, conquistò la Gallia. Invitato dal Senato a deporre l'imperium, marciò contro Pompeo nel 49. Sconfitti gli avversari in Spagna, vinse anche la battaglia di Farsalo, in Tessaglia (48). Passato in Egitto, debellò i pompeiani in Africa a Tapso (46) e a Munda (45). Tornato a Roma, nominato dittatore, fu ucciso in una congiura il 15 marzo del 44 a. C. mentre si accingeva ad una spedizione militare in Oriente.

TRECCANI  • La vita

Durata 3'46

TRECCANI  • La vita

Durata 2'48

RAI  • Dal mito alla storia

GAIO GIULIO CESARE (Durata 1h 02'00)

Cesare deve morire

Regia di Paolo e Vittorio Taviani

Una docufiction che segue i laboratori teatrali realizzati dentro il Carcere di Rebibbia dal regista Fabio Cavalli, autore di versioni di classici shakespeariani interpretate dai detenuti. Ha vinto 2 Nastri d'Argento, Il film ha ottenuto 8 candidature e vinto 5 David di Donatello e Il film è stato premiato al Festival di Berlino. In Italia al Box Office Cesare deve morire ha incassato nelle prime 10 settimane di programmazione 630 mila euro e 88 mila euro nel primo weekend.

Giulio Cesare

Giulio Cesare (Julius Caesar) è un film del 1953 diretto da Joseph L. Mankiewicz, con Marlon Brando, James Mason, John Gielgud e Louis Calhern, primo adattamento cinematografico dell'omonima tragedia di William Shakespeare.
Mankiewicz fu il primo a trasporre per il cinema la celebre tragedia di Shakespeare, ottenendo nel 1954 l'Oscar per la migliore scenografia ed altre 4 nomination. Nel cast ricco di grandi attori affermati, brillò di una luce tutta sua il giovane Marlon Brando nel ruolo di Marco Antonio all'interno del film.

Opere

Le sue principali opere letterarie giunte sino a noi sono:

  • i commentari sulle campagne per sottomettere i Galli, fra il 58 e il 52 a.C. (Commentarii de bello Gallico). L'opera consta di sette libri, più un libro ottavo, composto probabilmente dal luogotenente di Cesare, Aulo Irzio, per completare il resoconto della campagna e coprire il lasso di tempo che separa la guerra di Gallia da quella civile: si tratta di un'opera dallo stile lineare ma piacevole, con interessanti riferimenti etnografici sulle popolazioni incontrate durante il viaggio. Cesare, per aumentare l'obiettività dell'opera, usa la terza persona, anche se si tratta chiaramente di un metodo per esaltare la sua figura personale e per metterla in rilievo nella narrazione e nelle vicende descritte. Le descrizioni sono comunque fredde e asettiche, prive di enfasi retorica e partecipazione emotiva: anche le scelte più terribili, come quelle di sterminare migliaia di persone, appaiono così non solo necessarie, ma addirittura prive di un'alternativa. Il De bello Gallico risulta così essere un'apologetica opera di propaganda della campagna di Gallia;
  • i commentari sulla guerra civile contro le forze di Pompeo e del senato (Commentarii de bello civili). In tre libri Cesare spiega e racconta la guerra civile del 49 a.C. e il suo rifiuto di ubbidire al senato;
  • un epigramma in versi su Terenzio, del quale sono giunti a noi solo alcuni frammenti.

[...] Infine, opere spurie sono, oltre al libro ottavo del De bello Gallico, tre opere del cosiddetto Corpus Caesarianum:

  • Bellum Hispaniense, sulla guerra in Spagna
  • Bellum Africum, sulla guerra in Africa
  • Bellum Alexandrinum, sulla guerra in Medio Oriente ed Egitto
  • e i resoconti degli ultimi avvenimenti della guerra civile, composti da ufficiali di Cesare. In queste tre ultime opere risulta evidente il diverso stile della prosa, evidentemente meno limpido ed entusiasmante di quello utilizzato da Cesare nelle sue due opere.
Gli autori di queste opere spurie erano probabilmente dei luogotenenti molto fedeli a Cesare, tra i quali figurano Gaio Oppio e, forse nella redazione del Bellum Alexandrinum, lo stesso Aulo Irzio. [...]

TRECCANI  • De bello gallico

Durata 4'58

TRECCANI  • De bello civili

Durata 3'19

TRECCANI  • Cesare: temi e pensiero

Durata 6'50

library.weschool.com  • Cesare, il vincitore degli altri

È uno dei più grandi, e dei più spietati, conquistatori romani: l’invasione della Gallia costa un milione di morti, cui vanno aggiunte le vittime della lunga guerra civile che lo porta al potere. Ma Cesare è anche lo straordinario autore dei due resoconti attraverso cui vuole consegnare a contemporanei e posteri la sua visione di quegli eventi cruciali della storia romana tardo-repubblicana: una scrittura perfetta, una prosa nitida che rispecchia il dominio razionale sulle situazioni e sulle persone alla base delle sue vittorie e del suo personale carisma...

SALLUSTIO

Vita

Gaio Sallustio Crispo fu uno storico romano (n. Amiterno 86 a. C. - m. forse 35 a. C.). Venuto a Roma assai giovane, entrò nella carriera politica e fu questore (55 o 54), tribuno della plebe (52), poi forse legatus pro quaestore in Siria; espulso nel 50 dal senato a opera dei censori Appio Claudio Pulcro e Lucio Calpurnio Pisone Cesonino (suocero di Cesare voltosi dalla parte degli ottimati), ricomparve poco dopo a fianco di Cesare, che lo rielesse questore e dopo Farsalo lo reintegrò nel senato (48). Fu con Cesare in Africa ed ebbe il governo della Numidia (detta Africa nova). Morto Cesare, forse anche prima, si ritirò dalla vita politica e si diede agli studî storici. La vita e la persona di S. furono molto discusse. Contro di lui scrisse un'acerbissima satura Pompeo Leneo, liberto di Pompeo, e da essa deriva certamente la sopravvissuta invettiva antisallustiana dello pseudo-Cicerone, dovuta a un retore dell'età imperiale. Tolte le accuse generiche, restano a carico di S. una avventura giovanile con Fausta, malfamata figlia di Silla e moglie di Milone, l'espulsione dal senato probri causa e l'accusa di avere accumulato ricchezze durante il governo dell'Africa. [...]

TRECCANI  • Sallustio: vita

Durata 6'11

Opere

Sallustio è autore di importanti opere storiche, tramandate per tradizione diretta dai codici medioevali: le due monografie, il De Catilinae coniuratione ed il Bellum Iugurthinum, composte e pubblicate negli anni fra il 43 e il 40 a.C., e le Historiae, di cui restano numerosi frammenti, iniziate intorno al 39 a.C. e rimaste incompiute, che forse dovevano fungere da allaccio tra le due monografie. Sono state attribuite allo scrittore di Amiternum anche diverse opere considerate oggi apocrife: due Epistulae ad Caesarem senem de re publica, in cui l'autore rivolge a Cesare consigli sul buon governo, e l'Invectiva in Ciceronem, un violento attacco a Cicerone, accusato per la condanna a morte dei catilinari. Entrambe sono probabilmente esercizi scolastici di età posteriore.
Prima dell'esperienza monografica di Sallustio nella storiografia romana, salvo rari casi, la tipologia di opere principalmente redatte erano i regesti, in cui gli eventi erano narrati secondo una scansione per annum, ovvero anno per anno. Sallustio è dunque colui che introduce a Roma il genere monografico, che consiste nel raccontare solo un determinato fatto (come dirà lui nel De Catilinae coniuratione, cap. 4,2 - vedi la citazione sopra -, carptim = per episodi, monograficamente), arricchendolo di un'accurata indagine introspettiva atta a esaminare il contesto e le cause che hanno contribuito al suo scatenarsi.
Sallustio crea una storiografia di carattere politico e una storiografia di carattere filosofico. L'obiettivo di quest'ultima è storico, ma il risultato finisce per essere una filosofia della storia: il continuo scontro fra il bene e il male. [...]

TRECCANI  • Sallustio: temi e pensieri

Durata 6'41

library.weschool.com  • Sallustio e la riflessione sulla crisi

La vita di Sallustio è torbida come i tempi nei quali si è trovato a vivere e alterna rapide ascese a repentine cadute; dopo la morte di Cesare, suo referente politico, decide di dedicarsi alla storiografia e consegna a due succinte monografie la sua disincantata visione della storia di Roma, una storia segnata da tempo da una decadenza che appare inarrestabile e che anzi Sallustio, a mano a mano che approfondisce la sua riflessione, proietta sempre più indietro nella vicenda della città. Solo poche figure eccezionali sembrano emergere dalla palude [...]

ENCICLOPEDIA TRECCANI      DIZIONARIO DE MAURO